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venerdì 15 ottobre 2010

Salviamo il trentaquattresimo!


Tutto a buon fine, in Cile, con il salvataggio dei mineros rimasti intrappolati a San José? Sembrerebbe, fortunatamente, di sì. Vi è però una vicenda che è rimasta taciuta dai media di tutto il mondo, e in un modo che ritengo assolutamente inspiegabile. Pare infatti che i minatori rimasti intrappolati a 600 metri di profondità non fossero trentatré, bensì trentaquattro.

Il trentaquattresimo, il cui nome è stato praticamente cancellato dall'elenco ufficiale, è un instancabile lavoratore chiamato Aquilles Tótaros; instancabile sì, ma nel divorare le poche provviste che i suoi sfortunati compagni erano riusciti a racimolare nel tenebroso rifugio sotterraneo dove sono rimasti per 69 giorni. Avessero dato il via a Aquilles Tótaros, le provviste non sarebbero bastate nemmeno per 69 secondi. Ma vediamo di capirne di più su questa misteriosa vicenda.

Aquilles Tótaros, esponente del Pueblo de la Libertad e di Acción Jóvenes, proviene dalla città di Escandichos, nel nord del Cile, ed era noto fino ad ora più che altro per un curioso episodio di cui fu protagonista. Rimasto troppo a lungo studente universitario senza conseguire la laurea presso la prestigiosa università di Copiapó, suo padre, stanco dell'andazzo, un bel giorno gli fece trovare in camera una bellissima e nuovissima tuta da minatore, con tanto di casco con la lampadina e gli disse in dialetto cileno settentrionale:

"Y ahora, madre de Dios, basta con este retardo...! Estoy cansado de pagarte los impuestos universitarios...! Ahora si quieres continuar, tienes que trabajar, pelandrón! A la mina, si no te ce espedisco a calcios en el culón...! "

Detto fatto; e a Aquilles toccò scendere per guadagnarsi il pane, generalmente dileggiato dai suoi compagni che lo chiamavano "El gordo de Escandichos".

Una volta accaduta la disgrazia dalla quale i minatori sono stati felicemente salvati, al caposquadra (l'oramai celebre Luis Urzúa) è stata dagli altri rivolta la domanda: "Y de éste, que ne hacemos?..." L'intenzione palese era quello di lasciarlo là sotto; ma Urzúa si è opposto fortemente con parole che meritano di essere riportate:

"Que no! Tenemos que hacerlo sortir de aqui anco a él, si no si se apoya a la pared de la mina hace crollar también las otras minas en el rayo de trecientos quilómetros!"
Naturalmente, nutrendo qualche ragionevole sospetto, Luis Urzúa ha saggiamente deciso di farlo salire per ultimo, prevedendo quel che poi è davvero successo e che le tv di tutto il mondo stanno pietosamente e imbarazzatamente nascondendo: Aquilles Tótaros è rimasto incastrato dentro la capsula Fénix. Immaginate un po' se lo avessero fatto salire prima degli altri: quelli che venivano dopo, sarebbero rimasti là sotto senza possibilità di uscita.

Nella foto: Aquilles Tótaros incastrato ancora dentro la capsula. Si noti l'espressione del tecnico a sinistra, Francisco Torsellos, che preferisce voltarsi dall'altra parte; quello a destra, Denis Verdiños, sembra voler fare qualcosa ma in realtà sta prendendo le misure della capsula per rivenderla al miglior offerente con Tótaros ancora dentro.

Un sogno che nessuno vede

Piombo rosso per Achille Totaro?

Achille Totaro è grasso.
Ah, è anche di Scandicci.
Fuori dalla compiacenza autoreferenziale del circuito politicante e mediatico, non abbiamo mai incontrato nessuno che gli ascrivesse altre caratteristiche, positive o negative che fossero.
In virtù delle alte doti e competenze su riassunte, Achille scalda sia una scranna nella camera alta dello stato che occupa la penisola italiana sia, contemporaneamente, un seggio come consigliere comunale nel borgo fiorentino di origine. I lettori che vivono in realtà meno sovvertite non se ne stupiscano: le istituzioni dello stato che occupa la penisola italiana hanno il potere taumaturgico di conferire il dono dell'ubiquità a coloro che muovono anche solo i primi passi nel cursus honorum che parte dalle municipalità più remote e finisce con l'affidare a gente come questa la responsabilità politica di una guerra di aggressione.
Il 14 ottobre 2010, Achille Totaro ha mandato a dire alle gazzette di aver ricevuto nientemeno che una mail minatoria.
"Povero fascista verà anche la tua ora con una P38 non ci sarai più. Vattene non ti vogliamo vai a lavorare in fabbrica". Il tutto a firma "Piombo Rosso".
Essendo grasso, essendo di Scandicci e soprattutto potendo permettersi di dare alla faccenda l'importanza che essa merita nel virtuoso agone del dialogo politico "occidentale", Achille ha statuito trattarsi di una "minaccia anonima" e come tale l'ha riferita alle gazzette.
Chiunque abbia un minimo di cognizione di causa sa benissimo che il cosiddetto "anonimato" in internet è una condizione pressoché utopica: le rimostranze di Achille fanno più che altro pensare che i massimi esponenti dell'elettorato passivo, nello stato che occupa la penisola italiana, siano tanto malmessi anche dal punto di vista informatico da non essere in grado di destreggiarsi nemmeno tra gli header di una e-mail.
Il registro linguistico utilizzato da "Piombo Rosso" pare fatto apposta per stimolare gli starnazzi del gazzettame "occidentalista", il che incoraggerebbe supposizioni anche più pesanti circa l'origine del messaggio, stante anche l'assoluta mancanza di concretizzazione di tante minacce espresse in questo modo usate da anni ed anni ad esclusivo beneficio del gazzettame e della visibilità mediatica del soggetto interessato. Una cosa interessante è, se mai, l'esortazione ad "andare a lavorare in fabbrica". Achille Totaro ha, su Facebook, un'autoschedatura addirittura doppia. La seconda si è resa necessaria quando il suo primo account ha superato i cinquemila "amici": il che è un indice di quanto pressante, estenuante ed impegnativa sia la vita di un politico del suo livello e soprattutto della sua retribuzione. Sempre per il rapporto tutt'altro che lineare che le reti informatiche hanno con la realtà concreta, non possiamo escludere che ad occuparsi concretamente dell'account a lui omonimo non sia qualcun altro, anche più di una persona: comunque, ecco quali sono le preoccupazioni quotidiane e concrete di coloro che concorrono al sedicente "governo del fare".
Un altro dato interessante è costituito dal dominio omonimo, achilletotaro.it.
A questo dominio fa capo un sito che riporta nel dettaglio dichiarazioni e comunicati stampa, oltre ad un curriculum di Achille Totaro nel quale spicca la totale assenza di ogni riferimento ad un'attività lavorativa, così come mancano riferimenti a titoli accademici che Totaro non ha conseguito, permanenza universitaria plurilustre nonostante.
Cosa ancora più interessante, riporta anche una statistica liberamente consultabile, di cui si riporta qui la screenshot.


L'immagine è stata presa alle 12.30 del 15 ottobre.
Denunciare minacce anonime è fruttato ad Achille Totaro una cinquantina di visite in totale, in un'utenza potenziale che oscillerebbe tra i venti e i ventitré milioni di soggetti. Questo significa che se il Libro dei Ceffi riesce a mobilitare nel migliore dei casi lo 0,0025% dell'utenza peninsulare, il sito che rendiconta nei dettagli il modo in cui Achille Totaro trascorre le giornate è arrivato ad interessarne lo 0,000025%.
Se invece dell'utenza stimata per internet andiamo a considerare il numero degli iscritti alle liste elettorali nello stato che occupa la penisola italiana, che nel 2009 erano 50342153, le percentuali diventano ancora più ingenerose.



Ora, uno dei foglietti ufficiali dell'"occidentalismo" fiorentino dedica alla vicenda una mezza paginata in cui alle dichiarazioni di Totaro fa seguito la solita serie di attestazioni autoreferenziali di solidarietà: su quello che succede in questi casi infierì a suo tempo Miguel Martinez. Nell'articolo spicca per la sua assenza un dettaglio che avrebbe invece dovuto essere presentato per primo: chi riceve comunicazioni dal contenuto minaccioso, di solito, avverte prima i gendarmi anziché i gazzettieri.
Allo stesso modo, chi teme seriamente per la propria incolumità di solito non sovraespone mediaticamente ogni sua faccenda: l'esatto contrario del comportamento normalmente tenuto da costui.
E' ampiamente probabile, per tutti i motivi che siamo andati esponendo, che "Piombo Rosso", chiunque sia -o, più probabilmente, non sia- non costituisca in alcun modo una minaccia per Achille Totaro.
Non stranamente l'episodio è uno tra i tanti consimili che vanno verificandosi da quando il maggior partito "occidentalista" d'Europa, stante l'assoluta inutilità di un'azione politica basata in modo pressoché esclusivo sul creare allarmi sociali a comando per poi accanirsi sui capri espiatori di turno e sull'ottenimento dell'impunità assoluta per i suoi vertici, è quasi imploso dando la stura ad una lotta a coltello tra medi calibri, mezze cartucce, lacché e valletti di vario ordine e stipendio che l'ha scosso e frammentato dal vertice alla miserabile base. Ed arriva dopo che i già scarsi tentativi di recuperare credibilità a mezzo di visibilità mediatica in una città che dell'esecutivo in carica non vuole proprio saperne, sono andati disastrosamente.
Sul primo ci esprimemmo a suo tempo; la riuscita di una cosa del genere può essere oggetto di speranza solo per chi possieda una nulla conoscenza del territorio e del contesto sociale in cui vorrebbe svolgere un ruolo di primo piano.
Ci occupammo anche del secondo, che secondo stime ottimistiche riuscì a coinvolgere circa sessanta persone.
Un quinto degli iscritti fiorentini al "partito" cui Totaro appartiene, valutati in circa trecento dalle stesse fonti di "partito".
Lo 0,0002% dell'elettorato fiorentino.

Ancora di degradi non conformi



Matteo Calì, apprendista gazzettiere e micropolitico "occidentalista"


Le file dell'"occidentalismo" fiorentino sono in questo momento alle prese col rovinoso calo di consensi che ne penalizza il maggior "partito" a livello peninsulare, e da sempre costrette ad operare in un contesto che a tutt'oggi rimane profondamente ostile, nonostante la propaganda rovesciata da un anno all'altro sulla città intera. I partiti "occidentalisti", a Firenze, schierano poi abitualmente candidati di una tale pochezza da essere sistematicamente costretti a ricorrere a qualche "figura civica" che renda presentabile quello che presentabile non è.
Alla scorsa tornata amministrativa tocco a Giovanni Galli, palloniere paracadutato direttamente in piazza Signoria con propositi tanto bellicosi quanto evaporati istantaneamente. Sulla parabola elettorale di chi aveva statuito essere indispensabile "cambiare colore a Firenze" abbiamo all'epoca fornito puntuali e corrosivi resoconti.
Matteo Calì appare essere un giovane "occidentalista" dall'aria ben nutrita; in occasione di una manifestazione studentesca, nell'ottobre 2010, si è lasciato andare a considerazioni la cui fondatezza sarà qui oggetto di un'indagine accurata.
Di Matteo Calì siamo riusciti a rintracciare un biografia piuttosto dettagliata, peraltro ormai vecchia di sette anni, e la solita autoschedatura che riproponiamo parzialmente in screenshot. Si noti che stiamo mostrando l'autoschedatura di un individuo che ricopre una sia pur modesta carica amministrativa e che quindi riveste responsabilità pubbliche: veniamo così a sapere che tra i principali interessi di un micropolitico locale di area "occidentalista", nello stato che occupa la penisola italiana, trovano innanzitutto posto Politica, Sport, Cazzate, Goliardia. Coerenza vuole che Calì si occupi essenzialmente di pallone. Il pallone, a Firenze, è declinabile nelle accezioni di vero, tavestito (il "calcio storico", perfetto esempio di tradizione inventata) e finto, una roba che chiamano "Fantacalcio". Matteo non fa mancare le proprie cure a nessuna delle tre accezioni. Il suo "datore di lavoro" invece risulta essere un'organizzazione politica, in questo caso una importante compagine "occidentalista" che si definiva "Alleanza Nazionale" le cui sorti ci sono al momento ignote.
Le migliaia di "amici" elencati nella sua schedatura portano a pensare che come datore di lavoro questa "Alleanza Nazionale" non sia tra i più esigenti, lasciando a Matteo molto tempo e molte occasioni per coltivare quella satanica parodia di vita sociale che passa sotto il nome di "social network".
Ed autorizzando a non considerarlo propriamente uno Stakhanov.
Sul fatto che il pallone, i pallonieri, il pallonaio e le pallonate siano il più delle volte l'unico interesse e l'unico argomento della politica "occidentalista" esistono testimonianze tanto abbondanti quanto varie; chissà che anche l'aggressione all'Iraq ed all'Afghanistan non le abbiano affrontate con l'ottica e con la competenza con cui affrontano il pallonaio della domenica: a tutt'oggi l'unico risultato di quelle iniziative consiste nel permettere ai matteicalì, alla cui virtù militare non affideremmo neanche il classico bidone di benzina, di contrassegnare la propria autoschedatura con un disegno verde, bianco e rosso listato a lutto.
Apprendiamo dalla biografia che Matteo Calì è nato nel 1982: ammesso che l'abbia scritta di suo pugno, com'è probabile, è interessante rilevare che si definisce un "grande comunicatore" e che "colpisce il suo modo di comportarsi che riesce ad adattarsi molto bene ad ogni occasione".
Un'ottima considerazione di sé, ovviamente per nulla confermata dagli eventi come sempre accade in questi casi.
Matteo si è diplomato nel 2001 e forte dell'esperienza fatta come conduttore di una gazzetta scolastica, si è iscritto alla "Facoltà di Media e Giornalismo dell'Università di Firenze".
Bene. La "Facoltà di Media e Giornalismo dell'Università di Firenze" non esiste. Al momento in cui scriviamo esiste un corso di laurea triennale presso la Facoltà di Scienze Politiche, ad indirizzo "Comunicazione, Media e Giornalismo".
Le tracce biografiche di Matteo Calì terminano col 1 marzo 2003, giorno in cui è diventato "responsabile del Punto Azzurro sede del coordinamento provinciale di Forza [omissis]".
Un Punto Azzurro. L'azzurro, per chi non lo sapesse, è il colore con cui vanno vestiti i pallonieri di una squadra che dice di raccogliere i migliori pallonieri della penisola italiana.
Nel caso "occidentalista", il pallone e la sua simbologia governano anche l'approccio alla politica locale, non soltanto il cacciarsi in guerre decennali. In questo caso l'espressione Punto Azzurro denotava una delle molte -ed effimere- iniziative politiche "occidentaliste" che seppur in minima parte hanno comunque contribuito ad instaurare nella penisola italiana il clima ebefrenico, meschinello e demente che vi impera incontrastato da anni.
In assenza di smentite, e considerando che la consultazione dei titoli delle tesi di laurea reperibile sul sito dell'Università di Firenze non fa cenno al suo nome, dobbiamo concludere che a distanza di nove anni dall'iscrizione Matteo Calì deve ancora laurearsi.
Per un "occidentalista" in carriera, invecchiare in facoltà è ordinaria amministrazione e non sono pochi i casi di quelli che riescono a trascorrervi dieci o quindici anni. Una permanenza tanto lunga dovrebbe averlo messo in grado di produrre testi quantomeno accettabili: in fondo, in quel corso di laurea si studiano quattro lingue e si ha a che fare con metodologia della ricerca sociale e con il marketing.
Ecco dunque uno scritto tratto dal blog di Matteo Calì. Screenshot e copia per intero limiteranno i danni di una sua eventuale cancellazione e mostreranno questo micropolitico per quello che è veramente. Si notino, tra l'altro, il banner dell'intestazione che depone a favore di competenze di livello irriferibile anche nel campo della grafica, e un pallone in basso a destra, tanto per non farselo mancare mai.


domenica 10 ottobre 2010
Spiccate il volo..dal ponte.

Firenze, manifestazione di piazza contro il decreto Gelmini.
Studentelli con le sciarpe sul viso, caschi, kefie, striscioni, bandiere anarchiche e spillette del Che attaccano l'istituto degli Scolopi in via Lamarmora. Studentelli che mai una riga della riforma hanno letto, studentelli che arriva ottobre e devono "okkupare", loro duri e puri che intonano "Lotta dura senza paura", "se non cambierà lotta dura sarà", loro ancora figli di figli di genitori sessantottini, ancora a romperci le palle con parole sentite, risentite e ormai noiose. Voi, studentelli, siete la mercificazione, voi, studentelli, siete il prodotto di un pensiero che si basa sul nulla. Che non trova in questa società nuovi stimoli e si aggrappa ancora a refusi che poco hanno a che fare con la libertà che volete intendere rappresentare. Voi, studentelli, che al liceo avete sempre un rappresentante d'Istituto rasta amico di tutti, che parla con tutti, di cui tutte sono innamorate. Voi, studentelli, che fate i discorsi conditi di "omologazione, lotta di classe, lotta sociale, diritti (mai, doveri!), giustizia".
Siete comici, perchè credete che ci siano ancora i fascisti. Siete ridicoli quando pensate di sfilare in un corteo coprendovi il volto. Mi chiedo se siete rimasti incredibilmente indietro, se come all'ora anche oggi, vivrete ghettizzati nel vostro mondo fatto di rasta e giambè, di reti e collettivi, di zecche e gente sporca che non si lava. Anche questo vi fa sentire più ganzi, anche essere sudici.
Pubblicato da MATTEO CALI' a 15:21

Non c'è che dire.
L'appartenenza politica di Matteo Calì sarebbe di per sé sarebbe sufficiente a rivolgergli l'esortazione di continuare a pensare al pallone, concedendosi al massimo qualche excursus nell'àmbito dei maccaruncielli a 'o raù o dei genitali femminili, campi unici del pensiero e della pratica "occidentalisti"; ma qui c'è da dire dell'altro.
C'è da dire che la presentazione di un elaborato anche solo lontanamente vicino alle forme ed al registro linguistico di questo in occasione di una prova d'esame gli avrebbe procurato l'immediata cacciata a male parole dalla sessione, e la buona vecchia sbarratura del libretto con tanti saluti a sei mesi dopo. Il che fa concludere che i nove anni passati a Scienze Politiche non abbiano certo portato a Matteo quei vantaggi in termini di competenze e di skills che sarebbe stato lecito aspettarsi.
Come tutti sanno, la comunicazione politica "occidentalista" proietta abitualmente sugli avversari politici caratteristiche, difetti e comportamenti spregevoli che sono, in realtà, coessenziali a chi muove certe accuse. Detto in altre parole, un "occidentalista" è qualcuno che, incapace di laurearsi nel triplo del tempo previsto, dà senza vergogna di studentello a qualcun altro. E lo fa in dieci righe che sembrano uscite diritte diritte dal "generatore di articoli di Libero". Mica male; la nostra abitudine di sostituire il vocabolo "giornalista" con uno a piacere dei suoi dispregiativi da gazzettiere a giornalaio trae la sua ragione di essere proprio da casi di questo genere, che poi costituiscono pressoché per intero il mainstream.
Chi scrive fa parte da circa vent'anni, pur senza particolari eccessi, dell'ambiente di cui questo mangiatore di spaghetti traccia un ritratto che se espresso di persona ai diretti interessati, gli procurerebbe con ogni probabilità fortissimi rischi anche nel campo dell'incolumità personale.
Matteo Calì, anni ventotto, pubblica quello che somiglia assai di più a quello che si ottiene passando allo scanner un qualsiasi assorbente igienico usato che non alle asserzioni di qualcuno investito di pur minime responsabilità pubbliche, delle quali ha anche la faccia di menare vanto. Una delle spiegazioni possibili è che condurre attivamente politica "occidentalista" riesca a sporcare anche moralmente, ad ottundere e a rendere perfetti esponenti dell'epoca contemporanea anche individui che in altri contesti avrebbero conosciuto un percorso di vita meno involuto. D'altronde, comportarsi come perfetti esponenti dell'epoca contemporanea è caratteristica determinante a tutti i livelli della politica "occidentalista", coloro che sono designati a frequentarne i truogoli non hanno altra colpa che d'essere fedeli rappresentanti del corpo elettorale e dei suoi "valori".

venerdì 8 ottobre 2010

Francys o' Torselli e i mille comunicati al giorno

Quest'uomo è Francesco Torselli, un tizio che ormai da diverso tempo passa le proprie giornate a scrivere comunicati a giornali e tv, ad aggiornare freneticamente i settecentoottantaduemilanovecentodue blog che gestisce ( cercando di far credere che siano gestiti da una pseudo comunità militante in movimento).
 Riguardo la foto soprastante, non ci è dato sapere ( o forse sì?! ) se Francys si trovasse al termine di una faticosa giornata di lavoro, passata ore ed ore davanti ad un pc ( ma non erano gli antifascisti a farlo?) oppure nei bagni di un locale da gggioooovani 35enni in procinto di chissà cosa...

FATTO sta che questo signore, fatto ormai tesoro degli insegnamenti di Giovanni Donzelli in termini di ciarle senza senso, nelle ultime ore si sta prodigando per dimostrare che i collettivi e le proteste sono un male e che invece i fascisti, il governo e la distruzione del mondo della formazione sono un bene, per cui c'è il divieto di dissentire....altrimenti sei comunista, antagonista o facinoroso.
 Torselli dovrebbe magari ricordarsi che, non solo la comunità di cui egli rappresenta ormai l'unico membro ( dopo l'ennesima scissione dei vari partiti di riferimento anche a Firenze) non esiste politicamente, ma che questa non riesce a smuovere nemmeno i propri elettori ( 300 iscritti al Pdl in tutta firenze ), non ha agibilità politica in città se non sotto scorta, non si può permettere di organizzare manifestazioni studentesche che contino più di dieci aderenti e, infine, NON HA ANCORA, AD OGGI, 9 OTTOBRE 2010, UNA SEDE.

Non male per dei ribelli non conformi, specie se ( cosa ancor più comica) per fare la prima assemblea degli studenti di destra ?! dell'anno sono costretti a migrare in quel di Empoli.....

Ogni tanto un esamino di coscienza non farebbe nemmen troppo male

giovedì 23 settembre 2010

Firenze: Casaggì e Tommaso Villa insieme per la coerenza "occidentalista"



Le convulsioni in cui il maggior partito "occidentalista" d'Europa si dibatte da mesi hanno lasciato tracce evidenti anche nella politica fiorentina. Intanto che il piddì con la elle perde un pezzo al giorno, il gazzettame locale sta da qualche tempo preparandosi a passare di padrone con la viltà opportunista tipica dei servi di ogni epoca, trattando ogni collodio escreto dalla pedestre rappresentativa locale della Lega Nord alla stregua di Editti Pel Bon Governo. Questo non sminuisce affatto l'evidenza della malafede cialtrona che costituisce l'ossatura della pratica politica "occidentalista": se mai, concorre a costituirne conferma.
Nello stesso giorno in cui Casaggì latra contro infami e delatori, usando toni granguignoleschi degni di un pulcinella di Scampìa cui si sia rovesciata in mezzo di strada la ciotola dei maccheroni, la Giovane [omissis] cui Casaggì dice di fare riferimento si mette in moto proprio per un'operazione delatoria.
L'ennesima.
E-mail e numero di telefono sono a disposizione, dai primi giorni del nuovo anno scolastico, "per raccogliere le segnalazioni di studenti e famiglie circa inequivocabili prese di posizione politiche contro la riforma Gelmini dei professori durante l'orario di lezione".
Promotore dell'iniziativa, quel Tommaso Villa che mentre stava mettendo in piedi il linciaggio mediatico di un gruppo di occupanti un'aula universitaria fu cacciato a colpi di uova, sperabilmente per lui non troppo stagionate. Tommaso Villa deve la propria meschina "carriera politica" a due fattori sostanziali: l'inaccessibilità della formazione in cui opera per chiunque abbia un minimo di rispetto per se stesso, ed un ricorso sistematico a quella delazione che i suoi commensali di Casaggì dicono di disprezzare tanto.
In contesti sociopolitici più normali, il sistematico ricorso alla delazione per il quale i giovani "occidentalisti" si segnalano da anni avrebbe già procurato loro l'aperto disprezzo di ogni individuo cosciente, fatta salva la possibilità di vederli bersaglio di attestazioni di disistima costituite da un esplicito passaggio a vie di fatto.
Per loro fortuna il contesto sociopolitico dello stato che occupa la penisola italiana, in cui è ordinaria amministrazione l'esistenza di realtà ossimoriche quali l'"antagonismo filogovernativo" o un "non conformismo" che sostiene l'esecutivo in carica, in tutti i modi può essere definito, meno che normale.

lunedì 20 settembre 2010

Casaggì, il Pdl e la questione di genere

 


Ovviamente questi due contributi danno l'idea di come teniamo in considerazione il genere femminile e, naturalmente, di quanto ci interessi la questione di genere.

CON RABBIA E CON AMORE

domenica 5 settembre 2010

Azione Giovani Firenze e Casaggì: giovani "occidentalisti" tra futuro incerto e passato certissimo

Azione Giovani pubblicizzava in questo modo la propria campagna di tesseramento per il 2008. Il Trecento fa riferimento ad un filmetto amriki di quelli in cui opliti greci, legionari romani o berserkr vichinghi indossavano elmo e corazza anche per andare in discoteca. Durante un viaggio nella Repubblica Islamica dell'Iran condividemmo con vari interlocutori, rimasti schifati anche dai sottesi antiiraniani della pellicola, questo ed altri motivi per dileggiare sia l'opera che -soprattutto- i suoi estimatori.
La scelta di Azione Giovani doveva rivelarsi, a Firenze, profetica: pare che i tesserati all'intero piddì con la elle in tutta la città, nel giugno del 2010, assommassero proprio a trecento.

Nonostante la natura apparentemente volatile di molte delle informazioni che vi circolano ogni giorno, il web mette a disposizione di chiunque si diletti della caccia al cialtrone risorse decisamente preziose.
In più di un caso abbiamo avuto modo di constatare come l'attivismo politico "occidentalista" che opera a Firenze e che fa capo al "centro sociale di destra" Casaggì e al minuscolo universo di Azione Giovani -che nel frattempo pare abbia cambiato nome, facendosi chiamare giovane [omissis]- sia caratterizzato da una costellazione di caratteristiche estremamente negative (cialtroneria, faccia tosta, malafede, pressappochismo, cattiveria spicciola e piccina, incompetenza, servilismo, bassezza, disumanità sostanziale) che è possibile mettere in luce senza alcuna fatica. Lo abbiamo fatto più di una volta, di solito prendendo di mira l'utilizzo della delazione, abituale negli ambienti "occidentalisti", come strumento di base della pratica politica quotidiana. In una delle più spettacolose inziative di questo tipo, questi mangiatori di maccheroni hanno pensato di interessare un consesso chiamato Corte dei Conti ad un fascicolo sulla storia del confine orientale della penisola italiana contenente informazioni a loro non gradite, e distribuito agli allievi di una scuola media. Se la "giustizia" nella penisola italiana ha tempi biblici è probabile lo si debba anche -se non soprattutto- a chi ne intasa gli organi con iniziative di questo genere.
Alla pratica della delazione si affianca anche una comunicazione politica complessivamente derubricabile a presa in giro: altro aspetto della questione su cui abbiamo avuto il piacere di soffermarci più volte, notando tra l'altro come per questa gente non vi sia alcunché di strano nel commemorare Saddam Hussein e al tempo stesso sostenere la parte politica che ha appoggiato con ogni mezzo tutte le guerre amriki degli ultimi dieci anni. Gli autori di queste prese in giro sembrano peraltro impermeabili ad ogni senso del ridicolo: il sito agfirenze.it presenta tra l'altro l'immagine dell'unico flash-mob al mondo cui abbia partecipato un solo individuo. Lo one man flash-mob si sarebbe svolto il 2 agosto del 2010 per asserire l'estraneità dei fascisti alla strage che nel 1980 distrusse la stazione ferroviaria di Bologna. La cosa interessante è che la data di creazione e di modifica dell'immagine sono identiche: 09/05/2010. Futuristi coerenti, quelli di Azione Giovani Firenze organizzano le manifestazioni con tre mesi di anticipo. E con l'oscurità più profonda, così si riduce al minimo il rischio di dover dare imbarazzanti spiegazioni.
Il sito archive.org esiste da molti anni: ce ne siamo serviti per qualche minuto proprio per dissotterrare il passato recente di questa Azione Giovani Firenze e della Casaggì che ne ha rappresentato il tentativo di radicamento territoriale. I risultati, soprattutto alla luce delle risse da pollaio in cui la maggior compagine "occidentalista" della penisola sta impiegando tutte le proprie risorse sono davvero rivelatori. Non si dimentichi che prima del sommario restyling imposto dagli eventi Azione Giovani era emanazione di un partito il cui ex presidente è da mesi oggetto di una campagna denigratoria incessante, alla quale stanno dando voce anche e soprattutto coloro che devono a lui ed al partito in questione la propria fortuna politica. Blog e siti dei micropolitici "occidentalisti" grondano, in questo scorcio del 2010, di comunicati, giustificativi, prese di distanza, battibecchi, distinguo, puntualizzazioni e resoconti accomunati dall'intenzione di buttare a mare il proprio mèntore ed ex padrone, in nome di un altro padrone capace di evitar loro ancora per un po' un doloroso rendez vous con la realtà, e nella fattispecie con l'ufficio circoscrizionale per l'impiego.
Di motivi per infierire, il materiale riportato da archive.org ne fornisce quanti se ne vogliono. Sono documentate alcune pagine del sito, per un periodo compreso tra il gennaio 2005 ed il luglio 2008. Si riportano qui alcune considerazioni, lasciando a chi legge il piacere di ricordare una per una le pensate più spassose della base "occidentalista" che alligna a Firenze.
In primo luogo è interessante notare come nel corso degli anni agfirenze.it sia stato più volte sottoposto a rimaneggiamenti che hanno comportato ogni volta l'eliminazione di tutti i vecchi materiali e di tutte le vecchie grafiche, in un evidente tentativo di spazzare sotto il tappeto un po' di contraddizioni e un po' di quelle iniziative suscettibili di trasformarsi in boomerang. Non che dalla diffusione di certe informazioni potessero derivare chissà quali danni in termini di suffragi: la penisola italiana ha un corpo elettorale caratterizzato da una maturità politica pressoché scimmiesca, che negli ultimi venti anni almeno non ha mai dato segno di trovare qualcosa di strano o di sgradevole nella spudoratezza di chi asseriva quotidianamente che è giusto il bianco perché è nero.
Azione Giovani, come movimento giovanile di Alleanza Nazionale, è stata organica ad un "partito" che esprime vari ed "importanti" esponenti di quel governo che dovrebbe controllare lo stato che occupa la penisola italiana.
Il che significa che da Azione Giovani vengono i pilastri umani che ogni giorno rendono possibile la metodica distruzione di quanto resta della scuola pubblica e dello stato sociale, la TAV, i grandi ed inutili lavori, le intromissioni amriki negli affari di stato, le notti in discoteca di Ignazio Benito Maria La Russa, le mimetiche da operetta di Ignazio Benito Maria La Russa, le passeggiatine in Afghanistan di Ignazio Benito Maria La Russa, l'atteggiamento da paninaro di San Babila di Ignazio Benito Maria La Russa, i comportamenti da pariolino di Ignazio Benito Maria La Russa, l'occupazione dell'Afghanistan che costa da sola un miliardo di euro all'anno e che rende possibili passeggiatine e divertissements per l'Ignazio Benito Maria La Russa di cui sopra, l'aggressione all'Iraq, la pretesa-barzelletta del disarmo di Hizbollah, il controllo unificato di mezzi d'informazione che fanno in blocco rimpiangere l'obiettività e la concretezza della Pravda, i campi di concentramento travestiti da Centri di Identificazione ed Espulsione, l'appoggio incondizionato a furbacchioni travestiti da imprenditori ed azionisti, gli scudi fiscali per i furbacchioni travestiti da furbacchioni, i rastrellamenti da SS nel distretto tessile pratese, le pacche sulle spalle tra sionisti vecchi e nuovi mentre a Gaza si muore sotto il fosforo, i terremoti-passerella, le carceri infernali, gli sciali miliardari per le festicciole tra potenti, la militarizzazione della vita sociale, il clima artefatto e demenziale di terrore quotidiano, la gigantesca fogna di favori sessuali ed elettorali che costituisce per intero l'arena politica ed i gendarmi che prendono a calci i ragazzini sotto l'occhio compiaciuto della spazzatura umana che impesta le redazioni amiche.
In attesa di trovare anche loro un angolo di truogolo in qualche greppia pubblica, i giovani "occidentalisti" provano a far passare in secondo piano tutto questo tirando per la manica John Ronald Reuel Tolkien o Michael Ende: si fa il tifo per la guerriglia nel Bogside e poi si fila dai gendarmi per le lattine di birra ad un concerto, proibite com'è proibito tutto grazie al securitarismo ebete con cui questi apprendisti stregoni degli spaghetti al dente hanno contribuito ad allagare l'intero panorama della comunicazione politica.
Archive.org riesce ad essere impietoso: si dice che "la rivoluzione, si sa, è come il vento... non la si può fermare, le si può solo far perder tempo!" intanto che si pubblicizzano rivoluzionarie petizioni contro i'ddegrado e per la sihurezza e si finisce a chiedersi in tutta serietà perché mai il comune di Firenze ce l'ha con i giovani ed i locali notturni. A questo proposito, una mezza idea ce l'avremmo anche, ma andiamo avanti.
Si è appena ricordato il "partito" di cui Azione Giovani era emanazione giovanile, poi nominalmente confluito nel piddì con la elle, e si è ricordato che da mesi il presidente di quel "partito" è oggetto di una incessante campagna di denigrazione. Appena due anni fa, l'atteggiamento di molti "occidentalisti" fiorentini era assai differente, per non dire opposto.
Organica ad un governo che considera i diritti dei lavoratori un irritante retaggio di un passato bolscevico, Azione Giovani ebbe nel 2006 la spudoratezza di schierarsi contro il lavoro precario. Non contenta, due anni dopo ciarlava addirittura di rivolta generazionale.
Organici ad un governo i cui esponenti hanno vantato pubblicamente condotte sessuali tali da farli cacciare a calci da qualunque confessionale, i ribelli di Azione Giovani si chiedevano, nello stesso periodo, che ne sarebbe stato della famiglia in caso di vittoria elettorale avversaria.
Chissà quali motivi aveva il Matteo Conti che un giorno del 2007 statuiva che lo stato che occupa la penisola italiana era governato dalle Brigate Rosse per pretendere di essere preso sul serio.
Archive.org ci mostra anche che la nascita del piddì con la elle ed il confluire in essa furono oggetto di qualche dubbio. Dubbi presto superati: chi affermava che

"Il PdL ad oggi è UNA ALLEANZA ELETTORALE e come tale la accetto senza fiatare. Quando mi verrà chiesto di avere in tasca la stessa tessera dell'avvocato Pecorella, mi porrò l'interrogativo su cosa fare..."

ha dimostrato di aver risolto l'interrogativo in questione in tempi molto rapidi.

Firenze. Francesco Torselli, Casaggì e la delazione: la presa in giro come prassi abituale.

Le occasioni di additare l'operato degli "occidentalisti" fiorentini allo scherno e all'aperto disprezzo dei nostri non pochi lettori sarebbero, ogni giorno, talmente tante da stancarsi di contarle. E' dunque opportuno per più motivi soffermarsi solo sui casi più macroscopici, in cui il cocktail di impudenza, incompetenza e faccia tosta tenute insieme dalla malafede che costituisce l'essenza della pratica politica "occidentalista" si manifesta nei suoi effetti più stridenti.

Casaggì, sedicente "centro sociale di destra" indispensabile all'"occidentalismo" fiorentino per non finire di perdere anche le due palanche di radicamento che ha sul territorio, ha al momento una sede vacante, ed abbiamo ora come ora motivo di ritenere che questa condizione si protrarrà sine die. Questo non significa che sia venuta meno anche la comunicazione mediatica che a Casaggì fa capo. Non troppo tempo fa avemmo il piacere di collaborare ad una noterella in cui potemmo sfruttare i materiali messi a disposizione dagli stessi "occidentalisti", la cui sede si trovava in Via Maruffi, per trarre sul loro conto conclusioni impietose, stringate e piuttosto efficaci.
In breve, bastarono pochi minuti per mettere in luce l'ipocrisia antagonista di chi commemora la morte di Saddam Hussein e al tempo stesso invita a votare per i politici che hanno trascinato la penisola italiana nella guerra d'aggressione e di occupazione dell'Iraq.
Un modo di comportarsi che in linguaggio corrente si chiama presa in giro.

Agosto 2010. Casaggì così si presenta a chi volesse approfondirne la conoscenza.

Free Florence!
Un luogo nel quale si lotta. Un luogo umano, prima ancora che fisico. Un luoghi di legami e di gente che sopporta, suda e guarda avanti. Questo, tutto questo, è un pezzo di mondo libero nel deserto dell'edonismo galoppante e del pensiero unico. Come nel Bogside di Derry, dove la regina non manda scagnozzi.
You are now entering free Florence.

Già c'è qualcosa che non torna a livello di intenzioni, considerando che gli scagnozzi, impersonati a Derry dal Royal Ulster Constabulary, a Firenze sarebbero impersonati da una qualunque delle pletoriche ed onnipresenti gendarmerie a libro paga dello stato che occupa la penisola italiana, per le quali gli "occidentalisti" di tutte le greppie hanno invece una venerazione ai limiti del canino.
Prendiamo comunque atto che su internet si fa il tifo per le molotov del Bogside, e proseguiamo a vedere per quali molotov si fa il tifo nella vita concreta.

Luglio 2010. A Firenze tiene concerto, riempiendo di sostenitori il più grande pallonaio cittadino, un certo Luciano Ligabue.
Francesco Torselli, sulla cui attività politica il sito su citato abbonda di resoconti ed informazioni, era tra gli spettatori. Da un estimatore di Corneliu Zelea Codreanu ci si attenderebbe una maggiore propensione per cose come Imnul Tineretii Legionare che non per Bambolina e Barracuda, ma lasciamo stare, così come sorvoliamo con eloquenza sul ruolo che i rumeni in generale hanno avuto nelle ultime mestruazioni securitarie dell'"occidentalismo" peninsulare, alla cui propaganda F.T. deve sostanzialmente la poltroncina che scalda.
Già il giorno successivo, invocando e pretendendo sfracelli, questo "occidentalista" si lamentava dei fiumi di birra che a sentir lui sarebbero scorsi all'interno del pallonaio, in aperta violazione a una certa ordinanza emessa da quel sindaco cui gli "occidentalisti", in teoria, dovrebbero fare opposizione. La cosa è già singolare perché normalmente gli spettatori di un concerto rock non fanno osservazioni di questo tipo e non hanno priorità di questo genere.
Dopo più di un mese ritorna sulla questione, invocando sfracelli e punizioni e riferendo anche che “La Polizia Municipale mi ha anche chiesto di fornire le eventuali foto probatorie per dimostrare l’avvenuta violazione, cosa che farò immediatamente, avendo fotografato personalmente la vendita all’interno del Franchi di lattine di birra ed avendo anche svariati testimoni dell’accaduto”.
Curioso modo di agire: evidentemente gli scagnozzi stanno solo dalle parti di Belfast. D'altronde ai tempi del reaganismo i sostenitori di Reagan l'attore erano ferventi sindacalisti... purché i sindacati in questione fossero in Polonia.
Abbiamo più volte sottolineato la propensione "occidentalista" per il ricorso alla delazione: una roba magari capace di garantire vantaggi nell'immediato, ma che come tutti sanno espone a vendette prevedibili e sacrosante al minimo cambiare del vento.
Sarebbe interessante sapere, magari da qualche protagonista del periodo più acceso dei troubles, quale sorte gli abitanti del Bogside sarebbero stati propensi a riservare a chi indulgesse anche solo col pensiero a pratiche delatorie.
Perché in questo caso la certezza -più che la sensazione- è quella di trovarsi dvanti ad un modo di comportarsi che dati alla mano potremmo definire abituale, e che in linguaggio corrente si chiama presa in giro.

giovedì 22 luglio 2010

Degradi passati, ma assolutamente attuali




Queste tre foto rappresentano ciò che rimane di un anno di "lotte" identitarie e non conformi. Serate intere passate a tappezzare la città di manifesti d'ì Donze e d'ì Torse o d'iddegrado e sull'insihurezza e via dicendo.

Viareggio: dedali e dissidenti cubane


Il piddì con la elle ha messo su una specie di scuola di partito per i "giovani di destra"; molto spesso, per le note proprietà antiage dell'"occidentalismo", i giovani del piddì con la elle restano parte della categoria fin verso i quarantasei anni; altrimenti si potrebbe anche parlare di doposcuola di partito.
Il "Giornale della Toscana" fa un po' di pubblicità, nelle pagine interne, all'iniziativa e la correda con la foto di un noto diplomato che negli ultimi anni ha inanellato una serie di pubbliche disavventure capaci di stroncare chiunque non avesse la fibra di uno sparring partner. Violentemente impopolare a Firenze, in meno di dodici mesi è stato picchiato, contestato e multato. Per giunta i fotografi di via Cittadella gli hanno riservato un trattamentino di tutto rispetto, ritraendolo col capolavoro d'espressione qui visibile.
La presentazione di questo Dedalo, ennesimo cambio di nome per una convention che in buona sostanza insegna a fare "politica" allagando redazioni e mobilitando claques, sorvola pudicamente sullo stato del piddì con la elle: emorragia inarrestabile di militanti e di organizzatori, crollo dei tesseramenti, sedi chiuse a caterve, voces clamantes in deserto e tutta la serie di eloquenti scambi di cortesie tra valvassori in presenza di una gleba delusa e rassegnata.
Tra le iniziative in programma la presenza di Achille Totaro -con quale ruolo non si sa, dei bagni di folla che ne accompagnano le uscite pubbliche ci siamo già occupati-, quella di Ignazio Benito Maria La Russa -le sue passeggiatine con l'ordinanza nuova in una pietraia afghana blindata costano, per il 2010, un miliardo di euro- Carlo Fidanza -stranissimo caso di parlamentare europeo sul cui sito spicca lo slogan "Europa da buttare"- e ad altra varia umanità, pressoché per intero composta da personaggi governativi.
La gazzetta specifica una sola eccezione. Tale Gordiano Lupi dovrebbe nientemeno che "realizzare un collegamento telefonico da Cuba con Yoani Sanchez".
Su questo curioso personaggio dell'anticastrismo mediatico più patinato -che si parli de L'Avana o di Tehran, di Pechino o di Rangoon i tempi in cui i dissidenti avevano un aspetto fumoso e scarmigliato, vivevano in esilio in una soffitta parigina campando a traduzioni e andavano avanti a tè e pane secco pare siano finiti, o almeno così hanno decretato l'audience e gli sponsor- è stato detto e scritto quanto basta per diffidarne profondamente. Gordiano Lupi però se ne intende perché è il traduttore del blog della Sanchez.
Cercando in rete si trova in pochi secondi anche un altro dei settori in cui Lupi è particolarmente versato. Questo.


Gordiano Lupi – SEXY MADE IN ITALY – Le regine del cinema erotico degli anni Settanta – Profondo Rosso, 2007 – Pag. 300 – Euro 25,00 – Filmografie, foto e curiosità.

Gentilissimo, Kultvirtualpress ci spiega che "Sexy made in Italy è la diretta continuazione de Le Dive Nude, completa il quadro dopo Gloria Guida e Edwige Fenech analizzando la carriera delle più popolari attrici del cinema italiano degli anni Settanta. Tutte le protagoniste dei sogni erotici di un’intera generazione".

Da lì si parte e lì si arriva, come da copione.

sabato 17 luglio 2010

Una nuova sede identitaria e non conforme, dopo la fuga da via Maruffi.....


E' estate, si bolle come non mai e noi, anzichè partire molto identitariamente per chissà dove per non tornare mai più, ce ne andiamo in giro per Firenze a sprangare chi ci sta sul culo e a fare scritte sui muri.

Questa qui sopra rappresenta un mirabile esempio di strategia propagandistica: si notano lo stile, la posizione accattivante dell'opera e la sua inconfondibile firma con l'immancabile croce celtica.
Una nuova sede quindi.... dov'è ancora non lo diciamo sennò arrivano i compagni cattivi cattivi con i loro presidi e con la loro voglia di dire la verità che, si sa, sono cose che proprio non ci appartengono.....

Abbiamo abbandonato via Maruffi da poco, distruggendo tutto quello che potevamo, muri, sedie e tavoli dato che il padrone di casa ( sì abbiamo dei padroni anche noi ) non ci rinnovava il contratto e voleha troppi sordi.
E infatti mica vi possiamo dire che ci hanno buttato fuori di casa, pardon Casaggì, altrimenti i'Torse che figura ci fa... DOBBIAMO NECESSARIAMENTE SOSTENERE CHE SIAMO IN TROPPI E CI SERVE PIU' SPAZIO, anche se è una balla colossale.

A presto, con rabbia e con amore, nuovi aggiornamenti identitari.

martedì 13 luglio 2010

Ggggiooovani, gggiooovani, gggiooovani

Una foto (ebbene sì, ancora) di quel degrado di cui tanto ci lamentiamo in consiglio comunale co ì'Torse e che però la maggior parte delle volte siamo noi a creare.




Da notare che anche secondo un certo Adolf Hitler il proprio impero sarebbe durato mille anni e più......e noi alla fine siamo solo gggiooovani

Leggasi il testamento dello stesso Adolf:

[ADOLF] HITLER Ultime volontà e testamento
Anche se nel corso degli anni della mia lotta politica avevo sempre ritenuto di non potermi addossare la responsabilità di contrarre matrimonio, ho deciso, prima della fine della mia vita terrena, di prendere in moglie quella ragazza che, dopo tanti anni di fedele amicizia, è entrata di sua spontanea volontà in una città praticamente sotto assedio per condividere il suo destino con me. Questo ci ricompenserà entrambi per quanto abbiamo perduto nel corso di tutti gli anni in cui sono stato occupato a servire il popolo con il mio lavoro.
Quello che mi appartiene -seppure ha un valore- va al Partito. Se questo non esisterà più, va allo Stato, e se anche lo Stato dovresse venire distrutto, non saranno certo necessarie altre precisazioni da parte mia.
I miei quadri, raccolti nelle collezioni che ho comprato nel corso degli anni, non sono mai stati raccolti per fini privati, ma solo per realizzare una galleria nella mia città natale di Linz sul Danubio.
Che questo possa essere debitamente realizzato è il mio desiderio più grande.
Nomino mio esecutore testamentario il mio più fedele compagno di partito,
Martin Bormann.
Gli è conferita piena facoltà legale in merito ad ogni decisione. Egli è autorizzato a legare tutto ciò che ha un valore sentimentale o che sia necessario per il mantenimento di un tenore di vita modesto e semplice, per i miei fratelli e le mie sorelle, anche e soprattutto per la madre di mia moglie [1] e per i miei collaboratori fedeli che sono ben noti a lui, soprattutto la mia vecchia segretaria Frau Winter e gli altri che per anni mi hanno aiutato con il loro lavoro.
Io me e mia moglie - al fine di sfuggire alla vergogna della resa e della capitolazione - scegliamo per noi la morte. E' nostro desiderio di essere bruciati immediatamente, nel luogo in cui ho svolto la maggior parte del mio lavoro quotidiano, nel corso dei dodici anni trascorsi a servizio del mio popolo..

Dato a Berlino, 29. Aprile 1945, alle ore 04:00. (Sd.) A. Hitler
Come testimoni: (Sd.) Martin Bormann (Sd.) Dr. Fuhr
Come testimone: (Sd.) Nicolaus von Below.
[Sigillo] Adolf Hitler 

mercoledì 30 giugno 2010

Gaudio! Giubilo! Trypudio! Il Donzelli si è RIPRODOTTO!

pampalea non conforme:

Udite udite! Finalmente il matrimonio tradizzzionale del nostro beneamato & neopisano Giovanni Donzelli, celebrato alcun tempo fa in quel di Pennadomo (luogo poco dopo colpito -seppur di striscio- da un rovinoso terremoto, che come approvazione divina gli è un bel dire...!) ha dato il suo primo frutto (e si spera anche unico). L'orrore Il bel bambino che si vede nella foto è infatti il primogenito dei genitali del Donze, o almeno così gli hanno fatto credere; gli è stato imposto il significativo nome di Pier Foibo Maria Benito Franco De Larochejacquelein Codreano, ma per volere della santa coppia che lo ha messo al mondo verrà chiamato semplicemente Piersilvio.

Ai neogenitori celtici e non conformi vanno tutti i più sentiti auguri da parte della gatta Pampalea, di Sussi e Biribissi e di tutti i fan del Neopisano ribelle e pluridiplomato. L'appuntamento pel battesimo, da tenersi rigorosamente in modo tradizionale per immersione in acqua marmata, è per il tardo pomeriggio del prossimo 19 gennajo presso la cappella del Sacrario Militare di Redopolje (abusivamente chiamato "Redipuglia") alla presenza di un picchetto di reduci repubblichini con lo striscione della rosticceria-piadineria futurista "Da Gualtiero" (promotrice dell'iniziativa), allorquando Pier Foibo Donzelli verrà nojosamen giojosamente accolto nella comunità Cristiana Controrivoluzionaria al canto di Le donne non ci vogliono più bene, e festeggiato con un ranci(d)o collettivo a base di gallette stantìe, risotto alla Predappio e mozzarelle blé di squisita fabbricazione teutonica. Nel contempo, presso Casaggì si terrà una messa di ringraziamento seguita da un concerto degli Zerozeroalfa (che, per l'occasione, eseguiranno il loro ultimo successo Il Donze ha dato un figlio alla Patria).

Resta ovviamente da immaginare una cosa elementare per l'avvenuta nascita del pargolo: il Donzelli che tromba. Ma, per questo, lasciamo tutto all'immaginazione assai perversa di ognuno. D'accordo che si tratta pur sempre del Donzello Ingallato, ma immaginarsi lui che ingalla....insomma, qui più che futurismo si tratta proprio di fantascienza!

lunedì 28 giugno 2010

Qualche domanda di una gatta a proposito di un sedicente "centro sociale di destra"


In Romagna, un "centro sociale" è un posto con il biliardo, gli anziani che giocano a carte e la televisione accesa sul Gran Premio di Monza, tifo indiavolato per la Feràri e bicchieroni di sangiovese. In diversi altri posti, invece, un "centro sociale" è un posto qualsiasi (una scuola dismessa, uno stabile vuoto) generalmente occupato e dove si esplicano le attività e le militanze della sinistra antagonista. C'è poi in questa città, in una via intitolata a un frate bruciato un altro centro autoproclamatosi "sociale", che ultimamente mi ha un po' incuriosita anche per un divertente clone che è stato fatto del suo sito-blog e per alcuni articoli critici letti su vari altri blog (ad esempio questo). Poiché, in quanto gatta (e pure nera) sono curiosa per natura, ho deciso -visto che va molto di moda- di rivolgere qualche domanda a codesto "centro sociale di destra", lontana però sia dalla critica aprioristica, sia dalla pur divertente e irriverente goliardata. Si tratta ovviamente di domande retoriche, che non presuppongono una risposta obbligatoria; inoltre, contrariamente alla prassi, non sono neppure dieci.

Parto da un presupposto assolutamente necessario: se "Casaggì" (così si chiama tale entità) ha scelto di denominarsi "centro sociale", la specificazione "di destra" è superflua. Nella Romagna testè nominata, nessuno si è mai sognato di specificare "Centro Sociale per il gioco del Tressette e per il Tifo Ferrarista". Sull'insegna (se c'è) di nessun centro sociale antagonista sta scritto "Centro Sociale di Sinistra". Un Centro Sociale è un Centro Sociale e basta. È un centro dove si svolgono, o si dice di svolgere, attività sociali. La specificazione "di destra" è quindi, di per sé, l'ammissione di volersi rifare a modelli ed esperienze estranee alla propria storia e alla propria cultura. È la fatale attrazione che su una certa "destra" continua ad esercitare l'Avversario, la Controparte. Detto questo, la gatta Pampalea parte con le sue domandine.

1) In che cosa esattamente si esplica la "socialità" di Casaggì? Tenendo conto del presupposto, e di una denominazione ben precisa, non riesco a vedere in "Casaggì" niente che possa definirsi una militanza rivolta "al basso", capillare, che ponga e sviluppi tematiche di autentica utilità sociale. A differenza dei centri sociali antagonisti, "Casaggì" è in realtà l'emanazione delle componenti più o meno giovanili di alcune formazioni politiche che così, evidentemente, hanno cercato di "far presa" tra i giovani di una città storicamente a loro piuttosto ostile. Ciò ha generato sia un'ambiguità di fondo, sia un impasse difficilmente superabile: il proclamato ribellismo, la non conformità eccetera eccetera si scontrano con l'appartenenza a forze politiche tutt'altro che "ribelli" o "non conformi". Nei centri sociali antagonisti, le forze politiche istituzionali, anche di "sinistra" o presunta tale, sono viste comunque come parte di un sistema da combattere; nel "centro sociale di destra", al momento buono si invita a votare per Berlusconi. Da molti questa è considerata come una purissima operazione di marketing. Peraltro non ben riuscita. Una socialità autentica non è imbrattare i muri di tutta la città col proprio "logo", con croci celtiche e con chilometri di manifesti. Questo è soltanto far felici i venditori di bombolette spray ed alcune tipografie. Il problema è che, al di fuori di questo, la popolazione di questa città altro non percepisce di "Casaggì".

2) Perché "Casa"? Il termine "Casa" è assai frequente tra le formazioni associative di certa destra: si pensi ad esempio a "Casapound". C'è un problema grosso, però: un centro sociale non è una "casa". Ne è l'esatta antitesi. Una casa rimanda a qualcosa di familiare, di interno, di rinchiuso; il centro "sociale", invece, per definizione dovrebbe essere collettivo, aperto, rivolto all'esterno. Scegliere la denominazione "casa" per un "centro sociale" è una contraddizione in termini. O si è "casa", o si è "centro sociale". Ora, si dà il caso che la sede di "Casaggì" sia proprio una casa in piena regola: un palazzotto in un'angusta via di un quartiere borghese, con qualche bandiera a penzoloni da una finestra. Per il resto, invece che "Casaggì" potrebbe essere tranquillamente (e, probabilmente, prima lo era) casa Pinzauti, casa Francalanci o casa Torselli. Si confronti tutto ciò con l'aspetto, con l'ubicazione e con la disposizione topografica di un CPA, di un Next Emerson, di un K100. In quella stradina dedicata al frate bruciato tutto è in ordine: neanche una scritta sul muro (quelle, casomai, le fanno su tutti gli altri muri della città; ivi comprese quelle, stupidissime e poi cancellate, sulla facciata del vicino consolato Cinese. Si immagini la considerazione che un'istituzione della Repubblica Popolare Cinese deve avere di due ragazzotti che nottetempo vanno a scrivere "Cina stupida" su un muro, pensando magari d'aver fatto chissà quale prodezza). Tutto tranquillo. Tutti, giustappunto, chiusi in casa. D'altronde, dove dovrebbero starsene all'esterno? La scelta di quella strada, per un sedicente "centro sociale", è assolutamente disgraziata. Non ci passa nessuno. Non c'è un posto dove stare fuori. Non c'è un parcheggio nemmeno a cercarlo per due ore. Se qualcuno volesse fare, in quella strada, un chiassoso ed allegro assembramento futurista, non-conforme, ribelle ecc., non ce ne sarebbe proprio il posto fisico a meno di non debordare sul viale Don Minzoni e provocare un ingorgo Ovonda-style. La scelta di quel posto, quindi, denota in realtà la natura assolutamente non sociale di quel luogo (una casa più o meno grande dove riunirsi, un luogo chiuso in una strada angusta, un quartiere inadatto). La denominazione di "centro sociale" è quindi, detto in parole povere, uno scimmiottamento goffo, irreale e menzognero di ben altre realtà. Fosse stato soltanto "Casa" (-ggì, Casa Codreanu, Casa Ciok, quello che si vuole) non ci sarebbe stato niente da dire; così è una presa per il culo agli altri e, forse, anche a se stessi e a chi si avvicina a quel luogo.

3) Come intende "Casaggì" giustificare le proprie continue ambiguità? Alcune sono state messe perfettamente in luce da articoli come questo o quest'altro? Qui non si parla di "ideologie" più o meno vaghe, si parla di gravissime e pesantissime contraddizioni. "Casaggì" passa con la massima indifferenza dall'eroico martirio di Saddam Hussein al filosionismo più pedestre. Dalla "Palestina una, libera e indipendente" ai gazebo con le bandiere israeliane. Dal "ribellismo" al sostegno incondizionato ed agli appelli di voto per John Cocks il Palloniere. Il bello è che il sito-blog di "Casaggì" si definisce "rivista web identitaria"; ma, in definitiva, dove sta la loro "identità"? Non si è, e non si può essere "centro sociale" trastullandosi tra finti "ribellismi" e l'obbedienza al sor padrone che paga l'affitto della Casa. Alla fin fine, questa cosa è un boomerang. La gente, ed anche chi magari simpatizzerebbe per te, si accorge che non sono altro che giochetti privi di costrutto e di sincerità; ed allora nascono i cloni a presa di culo. Cominci ad essere oggetto di barzellette, e non di considerazione politica anche da parte degli avversari. Cominci ad essere un buffo circolino di amiconi e ragazzotte che una volta all'anno, in febbraio, fanno una giratina nel quartiere fiaccole alla mano, stile Madonna di Lourdes. E, così facendo, non solo non sei affatto un "centro sociale", ma rischi anche di non essere più nemmeno una "casa". Diventi solo un blob di slogan, di muri impiastricciati e di contorsionismi che ti lasciano annodato.

Bene, in fondo le domande erano soltanto tre. Forse ce ne sarebbero molte altre, ma la cosa diventerebbe troppo lunga. Ai "Casaggini" raccomanderei però, da vecchia gatta in campana, una cosa molto semplice: quella di provare a fare un'estrema chiarezza in se stessi, ed a porsi in reale contrapposizione critica anche e soprattutto con la loro parte. Così si fa nei centri sociali, quelli veri. Non si può essere contro il sistema a parole, e poi esserci invece legati a doppio filo e dentro fino al collo. Ma, forse, a questo modo non avrebbero più chi paga loro il palazzotto. Non avrebbero più un posto dove stare, sarebbero senza Casa e toccherebbe loro occupare un capannone. Capannoneggì.

domenica 27 giugno 2010

Prato (anzi, Prào): il Pdl sfrattato deve dire addio alla sede storica di An in piazza Mercatale

 

Da Notizie di Prato del 27 giugno 2010.
Scene di decadenza. Quando un partito è avvolto in molti contrasti ed in poche linee politiche rischia lo sfratto. Il Popolo della Libertà a Prato è arrivato a tanto in queste ore e non solo in senso figurato: i maggiorenti hanno ricevuto l’invito ad andarsene dalla storica sede di piazza Mercatale da parte del proprietario per l’impossibilità attuale del partito di continuare a corrispondere regolarmente la quota d’affitto. [...] Piazza Mercatale [...] fin dalla prima stipula del contratto nel lontano 1995 è stata la casa di Alleanza Nazionale dalla stagione post-Fiuggi fino alla confluenza nel Pdl nel 2008, l’anno in cui ha cominciato ad accogliere ufficialmente le riunioni degli organi di partito e degli eletti della nuova formazione. Gli accordi ai piani alti parlavano chiaro dopotutto, in tutta Italia le sedi del Popolo della Libertà sarebbero state quelle di Alleanza Nazionale pagate mediante l’apposita fondazione messa su da uomini vicini a Gianfranco Fini che ha in custodia il patrimonio immobiliare. Nel primo anno e mezzo è andata così anche a Prato, ma col grande bisticcio fra il presidente della Camera e Berlusconi il Pdl ha inaugurato la stagione delle ritorsioni e per quanto riguarda le sedi questa si è tradotta nella cessazione del pagamento dei contratti di affitto garantiti dalla fondazione di Alleanza Nazionale. Le reazioni degli attivisti di lungo corso a questo abbandono forzato sono quasi affrante [...] Al di là della nota sentimentale il cambio di sede non dovrebbe essere un problema per un partito, se almeno ci fosse il trasloco verso una nuova sede. Invece, il Pdl è destinato per un po’ di tempo a restare in mezzo ad una strada, afflitto dalla sue divisioni anche nella scelta futura di un luogo per le riunioni, con una situazione in via di peggioramento se Bettazzi dovesse dar seguito alle intenzioni confidate in queste ore di voler affittare in centro una nuova sede soltanto per la componente degli ex An. Mentre, per la nuova sede del Pdl regna il rimbalzo delle responsabilità fra chi ritiene la materia di competenza esclusiva del coordinamento provinciale, quindi da sbrigare dal duo Mazzoni-Bernocchi e quelli che rimandano ogni decisione al via libera dei vertici regionali. Per il momento manca lo spirito unitario anche nell’elaborazione del “lutto”, da stamane infatti dalla finestra della sede di piazza Mercatale fa capolino una vecchia bandiera di Alleanza Nazionale accompagnata da un vistoso drappo nero, quasi a ricordare che da quelle parti gli ex forzisti sono stati tollerati al massimo come ospiti graditi.