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venerdì 22 ottobre 2010
DONZAI !
Un omaggio al nostro grande maestro Giovanni Donzelli, il quale ci ha lasciati per andare a scaldare una poltrona in consiglio regionale!
venerdì 30 luglio 2010
giovedì 22 luglio 2010
Degradi passati, ma assolutamente attuali
Queste tre foto rappresentano ciò che rimane di un anno di "lotte" identitarie e non conformi. Serate intere passate a tappezzare la città di manifesti d'ì Donze e d'ì Torse o d'iddegrado e sull'insihurezza e via dicendo.
martedì 20 luglio 2010
Firenze: Achille Totaro e Giovanni Donzelli in un caldo luglio da diplomati
Luglio 2010. Il piddì con la elle è al potere incontrastato da due anni e pare aver esaurito ogni spinta propulsiva. Unica promessa elettorale mantenuta, e ci voleva poca fatica, la guerra senza quartiere ai mustad'afin.
Il problema è che i mustad'afin, complice una situazione economica sulla quale non ci sono né la volontà né gli strumenti per intervenire, stanno diventando la maggioranza della popolazione peninsulare e questo ha imposto anche a frange solitamente dedite ai maccaruna e al mandolino di chiedersi per quale misterioso motivo nessuno abbia più un soldo in tasca e perché un paio di generazioni vivano letteralmente alla giornata nella più totale indifferenza di quelli con la cravatta che fanno finta di occuparsi del bene pubblico.
Ultimo frutto del securitarismo d'accatto che ha fatto la fortuna della racaglia "occidentalista", la sovrana presa in giro della "tessera del tifoso", una versione riveduta e corretta -ovviamente in peggio- di quelle tesserine per indebitarsi che hanno prodotto tra gli amriki diversi milioni di senza tetto. Se non fosse tutto vero, al punto che perfino quelli del pallonaio, di solito stabili sulle posizioni dell'"occidentalismo" più remissivo ed ibne nel senso che il vocabolo ha in lingua turca, non nascondono il loro malumore in proposito, ci sarebbe da pensare che la realtà peninsulare sia qualcosa a metà tra il dispetto e l'incubo.
Le volte che il politicame "occidentalista" fa finta di calarsi in mezzo ai sudditi, i risultati sono talmente controproducente che perfino il gazzettame più servile non riesce ad astenersi dall'ironizzare. L'edizione cartacea del "Corriere della Sera" pubblica il 16 del mese un paio di articoletti di fondo.
Donzelli, patente scaduta (e ritirata) - Il consigliere del PDL fermato mentre parlava al cellulare guidando. M.F. racconta con un registro insolitamente ironico come Giovanni Donzelli, un diplomato che da qualche mese scalda una poltrona meglio foraggiata di quella che scaldava prima, sia incappato nella doppia seccatura di una scorciata dei "punti" a disposizione per aver parlato al cellulare durante la guida, e nel ritiro del documento che si era dimenticato di rinnovare. A giustificativo avrebbe accampato un guasto dell'auricolare.
Questo auricolare è un accessorio che nei primi mesi della sua disponibilità veniva adottato con entusiasmo da quegli "occidentalisti" abituati a misurare il proprio valore sulla base di un miserabile mascheramento da efficientismo aziendale fatto di arnesi pseudotecnologici e di stracci cravatteschi. La moda è durata lo spazio di un mattino per due motivi; il primo è che la costante reperibilità telefonica è un qualcosa che si chiede più ad uno schiavo da comandare a piacimento che non a qualcuno cui siano accordati una sia pur minima discrezionalità o potere decisionale; il secondo è che l'uso dell'auricolare, con microfono annesso, dà agli astanti esattamente la sensazione che chi li usa stia parlando da solo, rendendolo in contesti socialmente normali (ovviamente quelli "occidentalisti" non lo sono) oggetto di meritato dileggio. Il fatto che il diplomato di cui sopra affermi di utilizzare un apparato del genere dovrebbe gettare su di lui una luce tanto interessante quanto poco positiva.
La maldestraggine di Giovanni Donzelli comunque riguarderebbe soltanto lui, se non alluvionasse da anni gli uffici stampa pontificando su tutto e su tutti riempiendo il mondo di gente che aspetta soltanto un suo minimo passo falso per restituirgli il favore.
Il problema è che i mustad'afin, complice una situazione economica sulla quale non ci sono né la volontà né gli strumenti per intervenire, stanno diventando la maggioranza della popolazione peninsulare e questo ha imposto anche a frange solitamente dedite ai maccaruna e al mandolino di chiedersi per quale misterioso motivo nessuno abbia più un soldo in tasca e perché un paio di generazioni vivano letteralmente alla giornata nella più totale indifferenza di quelli con la cravatta che fanno finta di occuparsi del bene pubblico.
Ultimo frutto del securitarismo d'accatto che ha fatto la fortuna della racaglia "occidentalista", la sovrana presa in giro della "tessera del tifoso", una versione riveduta e corretta -ovviamente in peggio- di quelle tesserine per indebitarsi che hanno prodotto tra gli amriki diversi milioni di senza tetto. Se non fosse tutto vero, al punto che perfino quelli del pallonaio, di solito stabili sulle posizioni dell'"occidentalismo" più remissivo ed ibne nel senso che il vocabolo ha in lingua turca, non nascondono il loro malumore in proposito, ci sarebbe da pensare che la realtà peninsulare sia qualcosa a metà tra il dispetto e l'incubo.
Le volte che il politicame "occidentalista" fa finta di calarsi in mezzo ai sudditi, i risultati sono talmente controproducente che perfino il gazzettame più servile non riesce ad astenersi dall'ironizzare. L'edizione cartacea del "Corriere della Sera" pubblica il 16 del mese un paio di articoletti di fondo.
Donzelli, patente scaduta (e ritirata) - Il consigliere del PDL fermato mentre parlava al cellulare guidando. M.F. racconta con un registro insolitamente ironico come Giovanni Donzelli, un diplomato che da qualche mese scalda una poltrona meglio foraggiata di quella che scaldava prima, sia incappato nella doppia seccatura di una scorciata dei "punti" a disposizione per aver parlato al cellulare durante la guida, e nel ritiro del documento che si era dimenticato di rinnovare. A giustificativo avrebbe accampato un guasto dell'auricolare.
Questo auricolare è un accessorio che nei primi mesi della sua disponibilità veniva adottato con entusiasmo da quegli "occidentalisti" abituati a misurare il proprio valore sulla base di un miserabile mascheramento da efficientismo aziendale fatto di arnesi pseudotecnologici e di stracci cravatteschi. La moda è durata lo spazio di un mattino per due motivi; il primo è che la costante reperibilità telefonica è un qualcosa che si chiede più ad uno schiavo da comandare a piacimento che non a qualcuno cui siano accordati una sia pur minima discrezionalità o potere decisionale; il secondo è che l'uso dell'auricolare, con microfono annesso, dà agli astanti esattamente la sensazione che chi li usa stia parlando da solo, rendendolo in contesti socialmente normali (ovviamente quelli "occidentalisti" non lo sono) oggetto di meritato dileggio. Il fatto che il diplomato di cui sopra affermi di utilizzare un apparato del genere dovrebbe gettare su di lui una luce tanto interessante quanto poco positiva.
La maldestraggine di Giovanni Donzelli comunque riguarderebbe soltanto lui, se non alluvionasse da anni gli uffici stampa pontificando su tutto e su tutti riempiendo il mondo di gente che aspetta soltanto un suo minimo passo falso per restituirgli il favore.
Nella foto, uno grasso di Scandicci.
La maldestraggine di Achille Totaro, invece, riguarda tutto un partito che oggi come oggi, specie a Firenze, con sostenitori come questo può davvero permettersi di fare a meno dei nemici.
Come i nostri lettori sanno bene, Achille Totaro non è solo un diplomato, ma è anche di Scandicci.
Ed è grasso.
Altri meriti non sapremmo ascrivergliene.
Contro Renzi l'anguria di Totaro - Centrodestra in piazza Strozzi per contestare il sindaco. V.M. ironizza meno del collega anche se il riferimento all'anguria non può non far garbatamente pensare alla forma ventris di quello grasso di Scandicci; la foto allegata all'articolo mostra un furgone tappezzato dei poster di cui si è già riferito ed Achille Totaro, quello grasso sulla sinistra.
Armata di parole d'ordine di un'inconsistenza disperante, la "opposizione di centrodestra" valutata da questo V.M. in 60 (sessanta) persone ha sentito questo signore grasso sì, ma pur sempre di Scandicci, inveire contro gli extracomunitari che "arrivano in città solo per commettere reati" (chissà se nel bel numero sono compresi anche gli amriki, extracomunitari a tutti gli effetti) e si è fatta un pezzo di anguria gratis insieme ad un fantasma di nome Guido Sensi.
Il tutto, introdotto da un tizio meno grasso ma pur sempre di Scandicci. Uno che si fa chiamare Gheri Guido, prima il cognome e poi il nome come a scuola, in caserma ed in galera. Uno che di mestiere fa sentire musica per radio e che l'altra sera pare si dimenasse(!) "al suono di una canzone di Vasco Rossi" ripetendo a gran voce di non aver paura di parlare del sindaco...
Non c'è da stupirsi se il piddì con la elle, primo partito della penisola, ha chiuso tutte le sedi fiorentine ad eccezione di una ed ha raccolto quest'anno, secondo la stessa gazzetta su citata, la bellezza di trecento tesserati.
A Firenze l'ultimo dei centri sociali è capace di raccogliere il doppio dei simpatizzanti in una giornata qualsiasi. Senza tessere, senza angurie e soprattutto senza imitazioni campagnole di qualche vascorossi già improponibile per proprio conto.
Ancora su i'degrado, senza l'insihurezza
A rischio di essere ripetitivi, vi riproponiamo un altro assaggio di quel degrado non conforme, identitario e ribelle MADE IN CASAGGI'.
sabato 17 luglio 2010
I'ddegrado senza l'insihurezza....
Due esempi di quel degrado (senza però troppa insihurezza) di cui ormai da diverso tempo siamo i protagonisti indiscussi nella città di Firenze.
I muri di Firenze. "Occidentalisti" da manifesto ed "occidentalisti" da scritta
Nel luglio 2010 una passeggiata per il quartiere fiorentino di Gavinana permette di apprezzare -o meglio, di disprezzare- due tra i livelli di dispiegamento della propaganda "occidentalista": quello partitico locale e quello dei servi della base.
La foto qui sopra ritrae un manifesto oggetto di presentazioni gazzettiere e, a detta della committenza, denotante un certo impegno documentale. Essendo la propaganda di questi mangiatori di maccheroni una tra le cose più distanti dalla realtà di cui abbiamo mai avuto contezza, le cose sono ovviamente andate in maniera del tutto opposta ed il manifesto del "fallimento Renzi" è finito attaccato sulle cantonate meno visibili. Se ne disprezzino comunque la grafica fracassona e l'inconsistenza delle istanze: "Aumenti tariffari, spese folli, traffico caos, buche eterne, sihurezza colabrodo, aeroporto bloccato" e soprattutto "cittadella viola svanita".Degli aumenti tariffari non ci siamo accorti e delle spese folli neppure; il fatto di non trarre alcun reddito di posizione dalla frequentazione di greppie pubbliche probabilmente ci esime anche da quel clima di gelosie velenose che per quanto possiamo ricordare connota solo le classi femminili nelle scuole superiori e gli ambienti della politica istituzionale. Ragion per cui se proprio dovessimo citare una spesa folle, la prima che ci verrebbe in mente sarebbe il miliardo di euro con cui il governo dello stato che occupa la penisola italiana sta mantenendo migliaia di armati per contribuire all'occupazione dell'Afghanistan.
La situazione del traffico, in considerazione della meravigliosa prova che l'applicazione pratica delle logiche del libero mercato sta fornendo a tutti coloro che dal 2004 ad oggi si trovano a percorrere il tratto fiorentino dell'Autostrada A1, rappresenta uno di quei potenziali boomerang che il propagandista politicante dovrebbe maneggiare con la massima attenzione.
L'amministrazione comunale sta procedendo entusiasta nella militarizzazione della vita sociale secondo le direttive "occidentaliste" più ebefreniche, ed il rimando ad una sihurezza postulata colabrodo solo da questo manifestino suona più come uno riempitivo che altro.
Cosa volete che importi dell'aeroporto a gente per la quale un biglietto di treno -mezzo i cui utenti vengono sistematicamente presi in giro da decenni- rappresenta già una spesa da affrontare con attenzione?
E di quell'osceno fòmite di tresche, malaffari, accomodamenti e guapparìa chiamato pallone? Cui prodest una "cittadella viola", qualunque cosa sia? Il palloname e quello che ci vegeta sopra rappresentano dei circenses il cui appeal sta segnando il passo da anni, vittima da una parte di una mercificazione senza più alcun freno e dall'altra della militarizzazione del pallonaio reale e della tariffazione del pallonaio virtuale. Allargare ulteriormente il giro dei debiti, dei favorini e delle manovrine sottobanco di cui è irto l'ambiente interessa solo alla marmaglia "occidentalista", talmente palloneggiante, pallonistica e palloniera da aver candidato un ex palloniere, spedito sotto il sole di luglio a verificare di persona i progressi del restauro di un pallonaio.
L'"occidentalismo", a livello partitico locale, propaganda una weltanschauung fatta di controllo sociale paranoico e delatorio, di palloni, palloneggi, pallonisti e pallonate, e di consumi che solo una sempre più ristretta élite può pensare di permettersi. Il tutto mentre il piddì con la elle, cui si deve una comunicazione politica tanto efficace, vive invece una realtà quotidiana fatta di lotte a coltello, gelosie, pugni sul tavolo e tracolli veri e propri. Sedi chiuse, vertici locali decapitati dall'alto, vendette trasversali, pestar di piedi, piccinerie, litigi, commedie, capricci e piagnistei di ogni genere in un ribollire di fazioncelle, cene tra intimi ed altra roba del genere.
Detto in altri termini, si stanno ammazzando a coltellate.
Non che abbiano mai smesso, peraltro.
In tutto questo non c'è nulla che tocchi l'essenza della pratica politica "occidentalista", fatta di menzogne spudorate, di allarmismo da tre soldi e di un sordido e magnaccesco atteggiamento delatorio che fanno sì che un politicante "occidentalista" lasci dietro di sé una scia di sporco qualunque sia l'àmbito della vita pubblica in cui si arroga il diritto di intervenire.
Detto in altri termini, si stanno ammazzando a coltellate.
Non che abbiano mai smesso, peraltro.
In tutto questo non c'è nulla che tocchi l'essenza della pratica politica "occidentalista", fatta di menzogne spudorate, di allarmismo da tre soldi e di un sordido e magnaccesco atteggiamento delatorio che fanno sì che un politicante "occidentalista" lasci dietro di sé una scia di sporco qualunque sia l'àmbito della vita pubblica in cui si arroga il diritto di intervenire.

Meno costretta al rispetto delle convenienze, la base riesce invece, com'è logico, a veicolare istanze anche più rivelatrici.
La scritta originale, fantasiosamente e maldestramente corretta da chissà chi, diceva "+ tette - zecche". Nel gergo "occidentalista" in voga tra i diciassettenni bocciati a scuola che disegnano svastiche sulle panchine, le "zecche" dovrebbero essere i militanti di "sinistra". A Firenze la situazione ed i rapporti numerici sono ancora tali che questo appellativo viene utilizzato esclusivamente sui muri o da prudentissima distanza di sicurezza, ed è dovere civico di ogni individuo consapevole fare in modo che la situazione non cambi; la scritta è tuttavia interessante perché mostra come la pur profonda condivisione di "valori" tra i buoni a nulla della base politica e gli scaldatori di poltrone dell'"occidentalismo" locale conti su una relativa specializzazione propagandistica e pratica; se un poltronista istituzionale si occupa pressoché a tempo pieno di pallone, nulla impedisce ad un imbrattatore di pareti di occuparsi di carne femminile.
Più in là non ci vanno, né all'uno né all'altro grado.
Le sedi disputate alla celebrazione di un terzo elemento unificante, essendo il quarto rappresentato dai maccaruna c'a'pummarola 'n coppa, sono invece democraticamente aperte ad "occidentalisti" di entrambi i livelli: selection at the door, privé solo soci e nomi in lista.
La scritta originale, fantasiosamente e maldestramente corretta da chissà chi, diceva "+ tette - zecche". Nel gergo "occidentalista" in voga tra i diciassettenni bocciati a scuola che disegnano svastiche sulle panchine, le "zecche" dovrebbero essere i militanti di "sinistra". A Firenze la situazione ed i rapporti numerici sono ancora tali che questo appellativo viene utilizzato esclusivamente sui muri o da prudentissima distanza di sicurezza, ed è dovere civico di ogni individuo consapevole fare in modo che la situazione non cambi; la scritta è tuttavia interessante perché mostra come la pur profonda condivisione di "valori" tra i buoni a nulla della base politica e gli scaldatori di poltrone dell'"occidentalismo" locale conti su una relativa specializzazione propagandistica e pratica; se un poltronista istituzionale si occupa pressoché a tempo pieno di pallone, nulla impedisce ad un imbrattatore di pareti di occuparsi di carne femminile.
Più in là non ci vanno, né all'uno né all'altro grado.
Le sedi disputate alla celebrazione di un terzo elemento unificante, essendo il quarto rappresentato dai maccaruna c'a'pummarola 'n coppa, sono invece democraticamente aperte ad "occidentalisti" di entrambi i livelli: selection at the door, privé solo soci e nomi in lista.
Di Firenze, di Casa Pound, di scuole e di caserme
Un post identitario e non conforme di qualche giorno fa.....
Il 26 giugno 2010 si è tenuto a Firenze un corteo per protestare contro la presenza in città di Casa Pound. Parteciparvi ha significato assolvere ad un piacevole dovere.
Come si ricorderà, Casa Pound è sostanzialmente una rivendita di magliette, cappellini e dischi con annessa mescita, come ce ne sono tante altre. A differenza delle altre, Casa Pound si rivolge ad un target simpatizzante di una destra che non si saprebbe bene neppure come definire, infoltito nel corso degli ultimissimi anni dalla blindatura dei pallonai in cui per decenni si è inneggiato alla violenza più ebete, inutile ed irritante. Alcuni dei clienti della boutique Casa Pound si sono presentati in alcune tornate elettorali all'interno delle liste del piddì con la elle.
L'estrema destra peninsulare non sta passando un buon momento: i partiti "occidentalisti" presenti nella camera alta e nella camera bassa, autentici fòmiti di incompetenza vociante, insultante, inutile e millantatrice, ne hanno saccheggiato le istanze senza il minimo pudore riducendone dunque la visibilità e l'appeal elettorale ai minimi termini, e al tempo stesso ne hanno prosciugato il bacino dell'elettorato attivo infarcendo le liste con qualsiasi scarto di sottoscala a disposizione.
I risultati, con i fan di Codreanu nei consigli comunali, sono sotto gli occhi di tutti.
Negli ultimi giorni di giugno 2010, anche la presenza territoriale toscana del maggiore partito "occidentalista", il piddì con la elle, sta letteralmente liquefacendosi. E' rimasta vittima di un repentino "rompete le righe" causato da un'istruttiva, eloquente serie di ripicche, piccinerie, veti incrociati, litigi e voci di corridoio perfetta espressione della mestruale avidità miope e cialtrona che caratterizza base elettorale, militanti, quadri, dirigenti ed eletti.
Dal punto di vista per loro fondamentale, quello dell'occupazione di più poltrone possibile, non è un grosso problema: le prossime elezioni sono lontane e basterà qualche mustad'af cui attribuire un po' di delitti efferati, un po' d'insihurézza e un altro po' d'i'ddegrado, per ristabilire intatte le posizioni. Non è certo sulla presenza fisica sul territorio -e tantomeno su qualche iniziativa utile e concreta- che gli "occidentalisti" fanno leva per i suffragi da trasformare in rendite.
Tutto questo potrebbe anche rendere i cortei contro la boutique Casa Pound sostanzialmente inutili; questa gente in fatto di autolesionismo raggiunge risultati tali che potrebbe benissimo fare a meno dei nemici. Tuttavia i cortei hanno una loro funzione perché permettono di rimettere le cose al loro posto: la forza dei numeri dimostra che una formazione sedicentemente dedita alla politica di piazza come la boutique Casa Pound gode al contrario di una visibilità mediatica molto, molto, molto superiore alla consenso concretamente riscosso. I già citati 44 (quarantaquattro) voti su 55000 (cinquantacinquemila) elettori racimolati in una pur inutile consultazione universitaria avrebbero già obbligato a cambiare carriera chiunque fosse dotato di minore faccia tosta.
La clientela della boutique Casa Pound si riconosce -e si candida- nelle formazioni "occidentaliste" responsabili della attuale carcerizzazione della vita sociale, praticando un "antagonismo filogovernativo" come solo lo stato che occupa la penisola italiana è in grado di produrre, stanti le irriferibili condizioni di una classe politica prefetta espressione dei sudditi. Il corteo del 26 giugno è passato davanti a due edifici, di cui si pubblicano le immagini. Uno è una caserma della gendarmeria, l'altro una scuola superiore. Telecamere, portoni sbarrati, bandiere, inferriate. Caserme come scuole, scuole come caserme. Indistinguibili l'una dall'altra ed indistinguibili dall'ingresso di un carcere; perfetto specchio dei tempi e del concetto "occidentalista" delle "istituzioni" sociali, cui i clienti della boutique Casa Pound dànno un contributo entusiasta.
Come si ricorderà, Casa Pound è sostanzialmente una rivendita di magliette, cappellini e dischi con annessa mescita, come ce ne sono tante altre. A differenza delle altre, Casa Pound si rivolge ad un target simpatizzante di una destra che non si saprebbe bene neppure come definire, infoltito nel corso degli ultimissimi anni dalla blindatura dei pallonai in cui per decenni si è inneggiato alla violenza più ebete, inutile ed irritante. Alcuni dei clienti della boutique Casa Pound si sono presentati in alcune tornate elettorali all'interno delle liste del piddì con la elle.
L'estrema destra peninsulare non sta passando un buon momento: i partiti "occidentalisti" presenti nella camera alta e nella camera bassa, autentici fòmiti di incompetenza vociante, insultante, inutile e millantatrice, ne hanno saccheggiato le istanze senza il minimo pudore riducendone dunque la visibilità e l'appeal elettorale ai minimi termini, e al tempo stesso ne hanno prosciugato il bacino dell'elettorato attivo infarcendo le liste con qualsiasi scarto di sottoscala a disposizione.
I risultati, con i fan di Codreanu nei consigli comunali, sono sotto gli occhi di tutti.
Negli ultimi giorni di giugno 2010, anche la presenza territoriale toscana del maggiore partito "occidentalista", il piddì con la elle, sta letteralmente liquefacendosi. E' rimasta vittima di un repentino "rompete le righe" causato da un'istruttiva, eloquente serie di ripicche, piccinerie, veti incrociati, litigi e voci di corridoio perfetta espressione della mestruale avidità miope e cialtrona che caratterizza base elettorale, militanti, quadri, dirigenti ed eletti.
Dal punto di vista per loro fondamentale, quello dell'occupazione di più poltrone possibile, non è un grosso problema: le prossime elezioni sono lontane e basterà qualche mustad'af cui attribuire un po' di delitti efferati, un po' d'insihurézza e un altro po' d'i'ddegrado, per ristabilire intatte le posizioni. Non è certo sulla presenza fisica sul territorio -e tantomeno su qualche iniziativa utile e concreta- che gli "occidentalisti" fanno leva per i suffragi da trasformare in rendite.
Tutto questo potrebbe anche rendere i cortei contro la boutique Casa Pound sostanzialmente inutili; questa gente in fatto di autolesionismo raggiunge risultati tali che potrebbe benissimo fare a meno dei nemici. Tuttavia i cortei hanno una loro funzione perché permettono di rimettere le cose al loro posto: la forza dei numeri dimostra che una formazione sedicentemente dedita alla politica di piazza come la boutique Casa Pound gode al contrario di una visibilità mediatica molto, molto, molto superiore alla consenso concretamente riscosso. I già citati 44 (quarantaquattro) voti su 55000 (cinquantacinquemila) elettori racimolati in una pur inutile consultazione universitaria avrebbero già obbligato a cambiare carriera chiunque fosse dotato di minore faccia tosta.
La clientela della boutique Casa Pound si riconosce -e si candida- nelle formazioni "occidentaliste" responsabili della attuale carcerizzazione della vita sociale, praticando un "antagonismo filogovernativo" come solo lo stato che occupa la penisola italiana è in grado di produrre, stanti le irriferibili condizioni di una classe politica prefetta espressione dei sudditi. Il corteo del 26 giugno è passato davanti a due edifici, di cui si pubblicano le immagini. Uno è una caserma della gendarmeria, l'altro una scuola superiore. Telecamere, portoni sbarrati, bandiere, inferriate. Caserme come scuole, scuole come caserme. Indistinguibili l'una dall'altra ed indistinguibili dall'ingresso di un carcere; perfetto specchio dei tempi e del concetto "occidentalista" delle "istituzioni" sociali, cui i clienti della boutique Casa Pound dànno un contributo entusiasta.
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martedì 13 luglio 2010
Casaggì e la questione di genere
Questa ennesima scritta che crea ancora una volta qu'ì degrado di cui tanto i nostri dirigenti si lamentano sempre, dimostra in poche ma coincise parole quale sia il nostro punto di vista circa la questione di genere; una cosa che, evidentemente, resta a noi completamente sconosciuta, insieme ad altre come , cultura, educazone e intelligenza, tanto per citarne alcune.
Ggggiooovani, gggiooovani, gggiooovani
Una foto (ebbene sì, ancora) di quel degrado di cui tanto ci lamentiamo in consiglio comunale co ì'Torse e che però la maggior parte delle volte siamo noi a creare.
Da notare che anche secondo un certo Adolf Hitler il proprio impero sarebbe durato mille anni e più......e noi alla fine siamo solo gggiooovani
Leggasi il testamento dello stesso Adolf:
[ADOLF] HITLER Ultime volontà e testamento
Anche se nel corso degli anni della mia lotta politica avevo sempre ritenuto di non potermi addossare la responsabilità di contrarre matrimonio, ho deciso, prima della fine della mia vita terrena, di prendere in moglie quella ragazza che, dopo tanti anni di fedele amicizia, è entrata di sua spontanea volontà in una città praticamente sotto assedio per condividere il suo destino con me. Questo ci ricompenserà entrambi per quanto abbiamo perduto nel corso di tutti gli anni in cui sono stato occupato a servire il popolo con il mio lavoro.
Quello che mi appartiene -seppure ha un valore- va al Partito. Se questo non esisterà più, va allo Stato, e se anche lo Stato dovresse venire distrutto, non saranno certo necessarie altre precisazioni da parte mia.
I miei quadri, raccolti nelle collezioni che ho comprato nel corso degli anni, non sono mai stati raccolti per fini privati, ma solo per realizzare una galleria nella mia città natale di Linz sul Danubio.
Che questo possa essere debitamente realizzato è il mio desiderio più grande.
Nomino mio esecutore testamentario il mio più fedele compagno di partito,
Martin Bormann.
Gli è conferita piena facoltà legale in merito ad ogni decisione. Egli è autorizzato a legare tutto ciò che ha un valore sentimentale o che sia necessario per il mantenimento di un tenore di vita modesto e semplice, per i miei fratelli e le mie sorelle, anche e soprattutto per la madre di mia moglie [1] e per i miei collaboratori fedeli che sono ben noti a lui, soprattutto la mia vecchia segretaria Frau Winter e gli altri che per anni mi hanno aiutato con il loro lavoro.
Io me e mia moglie - al fine di sfuggire alla vergogna della resa e della capitolazione - scegliamo per noi la morte. E' nostro desiderio di essere bruciati immediatamente, nel luogo in cui ho svolto la maggior parte del mio lavoro quotidiano, nel corso dei dodici anni trascorsi a servizio del mio popolo..
Dato a Berlino, 29. Aprile 1945, alle ore 04:00. (Sd.) A. Hitler
Come testimoni: (Sd.) Martin Bormann (Sd.) Dr. Fuhr
Come testimone: (Sd.) Nicolaus von Below.
[Sigillo] Adolf Hitler
Da notare che anche secondo un certo Adolf Hitler il proprio impero sarebbe durato mille anni e più......e noi alla fine siamo solo gggiooovani
Leggasi il testamento dello stesso Adolf:
[ADOLF] HITLER Ultime volontà e testamento
Anche se nel corso degli anni della mia lotta politica avevo sempre ritenuto di non potermi addossare la responsabilità di contrarre matrimonio, ho deciso, prima della fine della mia vita terrena, di prendere in moglie quella ragazza che, dopo tanti anni di fedele amicizia, è entrata di sua spontanea volontà in una città praticamente sotto assedio per condividere il suo destino con me. Questo ci ricompenserà entrambi per quanto abbiamo perduto nel corso di tutti gli anni in cui sono stato occupato a servire il popolo con il mio lavoro.
Quello che mi appartiene -seppure ha un valore- va al Partito. Se questo non esisterà più, va allo Stato, e se anche lo Stato dovresse venire distrutto, non saranno certo necessarie altre precisazioni da parte mia.
I miei quadri, raccolti nelle collezioni che ho comprato nel corso degli anni, non sono mai stati raccolti per fini privati, ma solo per realizzare una galleria nella mia città natale di Linz sul Danubio.
Che questo possa essere debitamente realizzato è il mio desiderio più grande.
Nomino mio esecutore testamentario il mio più fedele compagno di partito,
Martin Bormann.
Gli è conferita piena facoltà legale in merito ad ogni decisione. Egli è autorizzato a legare tutto ciò che ha un valore sentimentale o che sia necessario per il mantenimento di un tenore di vita modesto e semplice, per i miei fratelli e le mie sorelle, anche e soprattutto per la madre di mia moglie [1] e per i miei collaboratori fedeli che sono ben noti a lui, soprattutto la mia vecchia segretaria Frau Winter e gli altri che per anni mi hanno aiutato con il loro lavoro.
Io me e mia moglie - al fine di sfuggire alla vergogna della resa e della capitolazione - scegliamo per noi la morte. E' nostro desiderio di essere bruciati immediatamente, nel luogo in cui ho svolto la maggior parte del mio lavoro quotidiano, nel corso dei dodici anni trascorsi a servizio del mio popolo..
Dato a Berlino, 29. Aprile 1945, alle ore 04:00. (Sd.) A. Hitler
Come testimoni: (Sd.) Martin Bormann (Sd.) Dr. Fuhr
Come testimone: (Sd.) Nicolaus von Below.
[Sigillo] Adolf Hitler
lunedì 28 giugno 2010
Qualche domanda di una gatta a proposito di un sedicente "centro sociale di destra"

In Romagna, un "centro sociale" è un posto con il biliardo, gli anziani che giocano a carte e la televisione accesa sul Gran Premio di Monza, tifo indiavolato per la Feràri e bicchieroni di sangiovese. In diversi altri posti, invece, un "centro sociale" è un posto qualsiasi (una scuola dismessa, uno stabile vuoto) generalmente occupato e dove si esplicano le attività e le militanze della sinistra antagonista. C'è poi in questa città, in una via intitolata a un frate bruciato un altro centro autoproclamatosi "sociale", che ultimamente mi ha un po' incuriosita anche per un divertente clone che è stato fatto del suo sito-blog e per alcuni articoli critici letti su vari altri blog (ad esempio questo). Poiché, in quanto gatta (e pure nera) sono curiosa per natura, ho deciso -visto che va molto di moda- di rivolgere qualche domanda a codesto "centro sociale di destra", lontana però sia dalla critica aprioristica, sia dalla pur divertente e irriverente goliardata. Si tratta ovviamente di domande retoriche, che non presuppongono una risposta obbligatoria; inoltre, contrariamente alla prassi, non sono neppure dieci.
Parto da un presupposto assolutamente necessario: se "Casaggì" (così si chiama tale entità) ha scelto di denominarsi "centro sociale", la specificazione "di destra" è superflua. Nella Romagna testè nominata, nessuno si è mai sognato di specificare "Centro Sociale per il gioco del Tressette e per il Tifo Ferrarista". Sull'insegna (se c'è) di nessun centro sociale antagonista sta scritto "Centro Sociale di Sinistra". Un Centro Sociale è un Centro Sociale e basta. È un centro dove si svolgono, o si dice di svolgere, attività sociali. La specificazione "di destra" è quindi, di per sé, l'ammissione di volersi rifare a modelli ed esperienze estranee alla propria storia e alla propria cultura. È la fatale attrazione che su una certa "destra" continua ad esercitare l'Avversario, la Controparte. Detto questo, la gatta Pampalea parte con le sue domandine.
1) In che cosa esattamente si esplica la "socialità" di Casaggì? Tenendo conto del presupposto, e di una denominazione ben precisa, non riesco a vedere in "Casaggì" niente che possa definirsi una militanza rivolta "al basso", capillare, che ponga e sviluppi tematiche di autentica utilità sociale. A differenza dei centri sociali antagonisti, "Casaggì" è in realtà l'emanazione delle componenti più o meno giovanili di alcune formazioni politiche che così, evidentemente, hanno cercato di "far presa" tra i giovani di una città storicamente a loro piuttosto ostile. Ciò ha generato sia un'ambiguità di fondo, sia un impasse difficilmente superabile: il proclamato ribellismo, la non conformità eccetera eccetera si scontrano con l'appartenenza a forze politiche tutt'altro che "ribelli" o "non conformi". Nei centri sociali antagonisti, le forze politiche istituzionali, anche di "sinistra" o presunta tale, sono viste comunque come parte di un sistema da combattere; nel "centro sociale di destra", al momento buono si invita a votare per Berlusconi. Da molti questa è considerata come una purissima operazione di marketing. Peraltro non ben riuscita. Una socialità autentica non è imbrattare i muri di tutta la città col proprio "logo", con croci celtiche e con chilometri di manifesti. Questo è soltanto far felici i venditori di bombolette spray ed alcune tipografie. Il problema è che, al di fuori di questo, la popolazione di questa città altro non percepisce di "Casaggì".
2) Perché "Casa"? Il termine "Casa" è assai frequente tra le formazioni associative di certa destra: si pensi ad esempio a "Casapound". C'è un problema grosso, però: un centro sociale non è una "casa". Ne è l'esatta antitesi. Una casa rimanda a qualcosa di familiare, di interno, di rinchiuso; il centro "sociale", invece, per definizione dovrebbe essere collettivo, aperto, rivolto all'esterno. Scegliere la denominazione "casa" per un "centro sociale" è una contraddizione in termini. O si è "casa", o si è "centro sociale". Ora, si dà il caso che la sede di "Casaggì" sia proprio una casa in piena regola: un palazzotto in un'angusta via di un quartiere borghese, con qualche bandiera a penzoloni da una finestra. Per il resto, invece che "Casaggì" potrebbe essere tranquillamente (e, probabilmente, prima lo era) casa Pinzauti, casa Francalanci o casa Torselli. Si confronti tutto ciò con l'aspetto, con l'ubicazione e con la disposizione topografica di un CPA, di un Next Emerson, di un K100. In quella stradina dedicata al frate bruciato tutto è in ordine: neanche una scritta sul muro (quelle, casomai, le fanno su tutti gli altri muri della città; ivi comprese quelle, stupidissime e poi cancellate, sulla facciata del vicino consolato Cinese. Si immagini la considerazione che un'istituzione della Repubblica Popolare Cinese deve avere di due ragazzotti che nottetempo vanno a scrivere "Cina stupida" su un muro, pensando magari d'aver fatto chissà quale prodezza). Tutto tranquillo. Tutti, giustappunto, chiusi in casa. D'altronde, dove dovrebbero starsene all'esterno? La scelta di quella strada, per un sedicente "centro sociale", è assolutamente disgraziata. Non ci passa nessuno. Non c'è un posto dove stare fuori. Non c'è un parcheggio nemmeno a cercarlo per due ore. Se qualcuno volesse fare, in quella strada, un chiassoso ed allegro assembramento futurista, non-conforme, ribelle ecc., non ce ne sarebbe proprio il posto fisico a meno di non debordare sul viale Don Minzoni e provocare un ingorgo Ovonda-style. La scelta di quel posto, quindi, denota in realtà la natura assolutamente non sociale di quel luogo (una casa più o meno grande dove riunirsi, un luogo chiuso in una strada angusta, un quartiere inadatto). La denominazione di "centro sociale" è quindi, detto in parole povere, uno scimmiottamento goffo, irreale e menzognero di ben altre realtà. Fosse stato soltanto "Casa" (-ggì, Casa Codreanu, Casa Ciok, quello che si vuole) non ci sarebbe stato niente da dire; così è una presa per il culo agli altri e, forse, anche a se stessi e a chi si avvicina a quel luogo.
3) Come intende "Casaggì" giustificare le proprie continue ambiguità? Alcune sono state messe perfettamente in luce da articoli come questo o quest'altro? Qui non si parla di "ideologie" più o meno vaghe, si parla di gravissime e pesantissime contraddizioni. "Casaggì" passa con la massima indifferenza dall'eroico martirio di Saddam Hussein al filosionismo più pedestre. Dalla "Palestina una, libera e indipendente" ai gazebo con le bandiere israeliane. Dal "ribellismo" al sostegno incondizionato ed agli appelli di voto per John Cocks il Palloniere. Il bello è che il sito-blog di "Casaggì" si definisce "rivista web identitaria"; ma, in definitiva, dove sta la loro "identità"? Non si è, e non si può essere "centro sociale" trastullandosi tra finti "ribellismi" e l'obbedienza al sor padrone che paga l'affitto della Casa. Alla fin fine, questa cosa è un boomerang. La gente, ed anche chi magari simpatizzerebbe per te, si accorge che non sono altro che giochetti privi di costrutto e di sincerità; ed allora nascono i cloni a presa di culo. Cominci ad essere oggetto di barzellette, e non di considerazione politica anche da parte degli avversari. Cominci ad essere un buffo circolino di amiconi e ragazzotte che una volta all'anno, in febbraio, fanno una giratina nel quartiere fiaccole alla mano, stile Madonna di Lourdes. E, così facendo, non solo non sei affatto un "centro sociale", ma rischi anche di non essere più nemmeno una "casa". Diventi solo un blob di slogan, di muri impiastricciati e di contorsionismi che ti lasciano annodato.
Bene, in fondo le domande erano soltanto tre. Forse ce ne sarebbero molte altre, ma la cosa diventerebbe troppo lunga. Ai "Casaggini" raccomanderei però, da vecchia gatta in campana, una cosa molto semplice: quella di provare a fare un'estrema chiarezza in se stessi, ed a porsi in reale contrapposizione critica anche e soprattutto con la loro parte. Così si fa nei centri sociali, quelli veri. Non si può essere contro il sistema a parole, e poi esserci invece legati a doppio filo e dentro fino al collo. Ma, forse, a questo modo non avrebbero più chi paga loro il palazzotto. Non avrebbero più un posto dove stare, sarebbero senza Casa e toccherebbe loro occupare un capannone. Capannoneggì.
domenica 27 giugno 2010
Uno sguardo sulla Firenze del Calcio Storico
Sembra che almeno per il 2010 la più che discutibile "tradizione" fiorentina del Calcio Storico -in questa sede definita pallone travestito e trattata con la scostanza e con la sostanziale disistima dovuta a palloni, pallonieri, pallonate e pallonerie di qualunque genere, specie e soprattutto costo- non andrà in scena.
O meglio, non andrà in scena nella sua completezza, perché stando ai comunicati stampa che si trovano in giro sembra che qualcosa siano riusciti ad accrocchiare lo stesso.
La colpa di tutto è, dicono gli "occidentalisti", del sindaco -e del sindaco in persona, stando al titolame gazzettaio- e di un regolamento che, heri dicebamus, in sostanza allontana dalle pallonate travestite gli ultraquarantenni, gli spacciatori, i trafficanti di armi e gli omicidi. Sembra che senza queste categorie mettere insieme quattro "squadre" in grado di pestarsi a sangue in una piazza sia diventato qualcosa d'impossibile.
Secondo gli "occidentalisti" politici, dunque, burocrazia, miopia e cattiveria pura e semplice avrebbero impedito il dispiegarsi glorioso del fior fiore della florentinitas.
Molto stranamente, stavolta il gazzettaio rende pessimi servizi a quell'"occidentalismo" che non perde occasione di riverire. Vediamo dunque una brevissima rassegna delle occasioni in cui, negli ultimi due anni, gli spirti magni discendenti dei Medici e dei Lorena, gli eroi di Siena e Semifonte hanno dimostrato amor patrio, orgoglio, altruismo, abnegazione e propensione al sacrificio disinteressato secondo i più schietti ideali cavallereschi.
O meglio, non andrà in scena nella sua completezza, perché stando ai comunicati stampa che si trovano in giro sembra che qualcosa siano riusciti ad accrocchiare lo stesso.
La colpa di tutto è, dicono gli "occidentalisti", del sindaco -e del sindaco in persona, stando al titolame gazzettaio- e di un regolamento che, heri dicebamus, in sostanza allontana dalle pallonate travestite gli ultraquarantenni, gli spacciatori, i trafficanti di armi e gli omicidi. Sembra che senza queste categorie mettere insieme quattro "squadre" in grado di pestarsi a sangue in una piazza sia diventato qualcosa d'impossibile.
Secondo gli "occidentalisti" politici, dunque, burocrazia, miopia e cattiveria pura e semplice avrebbero impedito il dispiegarsi glorioso del fior fiore della florentinitas.
Molto stranamente, stavolta il gazzettaio rende pessimi servizi a quell'"occidentalismo" che non perde occasione di riverire. Vediamo dunque una brevissima rassegna delle occasioni in cui, negli ultimi due anni, gli spirti magni discendenti dei Medici e dei Lorena, gli eroi di Siena e Semifonte hanno dimostrato amor patrio, orgoglio, altruismo, abnegazione e propensione al sacrificio disinteressato secondo i più schietti ideali cavallereschi.
Cercano di investirli e poi li bastonano, 14 giugno 2010.
Arrestato manager viola, 3 giugno 2010. Sul caso di Dimitri Rocchi.
Botte e avances a Mutu e signora ex calciante ancora nei guai, 7 maggio 2010. Daniele Taddei. Secondo arresto in due mesi.
Aggredì gli amici di Mutu e signora è lo stesso che aveva picchiato due ragazze, 7 maggio 2010. Approfondimento dell'articolo su citato.
Ragazze picchiate in discoteca preso ex calciante, 25 aprile 2010. Daniele Taddei.
Botte alle ragazze, preso ex calciante. 25 aprile 2010. Ancora sull'arresto di Daniele Taddei, per la nobile ed eroica motivazione indicata nel titolo.
Si barrica in casa col coltello urla, botte, bloccato dai carabinieri, 3 settembre 2009.
Accuse ai buttafuori - Violenza illegale, 23 giugno 2009.
"Vi ammazziamo", e giù sprangate, 5 maggio 2009.
Rissa, condanne a 42 calcianti, 13 febbraio 2009.
Guadagnolo denuncia una aggressione in casa, 11 febbraio 2009. "...L'ex calciante, 48 anni, precedenti per tentato omicidio, lesioni, traffico di stupefacenti...".
Questi sono soltanto alcuni tra gli scritti degli ultimi due anni, riportati da una sola delle gazzette locali. Una ricerca accurata e metodica ne svelerebbe chissà quanti altri, e si tratta soltanto di quello che arriva ad attirare l'attenzione dei gazzettieri.
Cercando ancora, troviamo il caso di uno cui, oltre al possesso di stupefacenti a fine di spaccio, fu contestata "...anche la detenzione illegale di munizioni da guerra perché nel salotto di casa aveva una cinquantina di cartucce calibro 7,62" (un "ricordo del servizio militare" alquanto ingombrante, in tutti i sensi), e casi ancora più sordidi, dai tentati omicidi alle violenze carnali, che indicano un utilizzo abituale della violenza fisica come segno di un'ordinaria tendenza alla prevaricazione ed all'arbitrio, sotto le cui insegne si dipanano intere esistenze.
Un esempio tra i molti possibili, Due chili di cocaina alla settimana la piazzavano buttafuori e calcianti, 19 dicembre 2006.
Droga, armi e prevaricazione, conditi con uno stile relazionale abitualmente impostato alla violenza indiscriminata.
La difesa "occidentalista" del calcio storico e dei suoi protagonisti non va certo considerata incoerente. Si stanno difendendo i migliori esempi di completa adesione ai "valori" della "civiltà occidentale" che la città di Firenze sia attualmente in grado di produrre!
Arrestato manager viola, 3 giugno 2010. Sul caso di Dimitri Rocchi.
Botte e avances a Mutu e signora ex calciante ancora nei guai, 7 maggio 2010. Daniele Taddei. Secondo arresto in due mesi.
Aggredì gli amici di Mutu e signora è lo stesso che aveva picchiato due ragazze, 7 maggio 2010. Approfondimento dell'articolo su citato.
Ragazze picchiate in discoteca preso ex calciante, 25 aprile 2010. Daniele Taddei.
Botte alle ragazze, preso ex calciante. 25 aprile 2010. Ancora sull'arresto di Daniele Taddei, per la nobile ed eroica motivazione indicata nel titolo.
Si barrica in casa col coltello urla, botte, bloccato dai carabinieri, 3 settembre 2009.
Accuse ai buttafuori - Violenza illegale, 23 giugno 2009.
"Vi ammazziamo", e giù sprangate, 5 maggio 2009.
Rissa, condanne a 42 calcianti, 13 febbraio 2009.
Guadagnolo denuncia una aggressione in casa, 11 febbraio 2009. "...L'ex calciante, 48 anni, precedenti per tentato omicidio, lesioni, traffico di stupefacenti...".
Questi sono soltanto alcuni tra gli scritti degli ultimi due anni, riportati da una sola delle gazzette locali. Una ricerca accurata e metodica ne svelerebbe chissà quanti altri, e si tratta soltanto di quello che arriva ad attirare l'attenzione dei gazzettieri.
Cercando ancora, troviamo il caso di uno cui, oltre al possesso di stupefacenti a fine di spaccio, fu contestata "...anche la detenzione illegale di munizioni da guerra perché nel salotto di casa aveva una cinquantina di cartucce calibro 7,62" (un "ricordo del servizio militare" alquanto ingombrante, in tutti i sensi), e casi ancora più sordidi, dai tentati omicidi alle violenze carnali, che indicano un utilizzo abituale della violenza fisica come segno di un'ordinaria tendenza alla prevaricazione ed all'arbitrio, sotto le cui insegne si dipanano intere esistenze.
Un esempio tra i molti possibili, Due chili di cocaina alla settimana la piazzavano buttafuori e calcianti, 19 dicembre 2006.
Droga, armi e prevaricazione, conditi con uno stile relazionale abitualmente impostato alla violenza indiscriminata.
La difesa "occidentalista" del calcio storico e dei suoi protagonisti non va certo considerata incoerente. Si stanno difendendo i migliori esempi di completa adesione ai "valori" della "civiltà occidentale" che la città di Firenze sia attualmente in grado di produrre!
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