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mercoledì 27 ottobre 2010
venerdì 22 ottobre 2010
DONZAI !
Un omaggio al nostro grande maestro Giovanni Donzelli, il quale ci ha lasciati per andare a scaldare una poltrona in consiglio regionale!
venerdì 15 ottobre 2010
Salviamo il trentaquattresimo!

Tutto a buon fine, in Cile, con il salvataggio dei mineros rimasti intrappolati a San José? Sembrerebbe, fortunatamente, di sì. Vi è però una vicenda che è rimasta taciuta dai media di tutto il mondo, e in un modo che ritengo assolutamente inspiegabile. Pare infatti che i minatori rimasti intrappolati a 600 metri di profondità non fossero trentatré, bensì trentaquattro.
Il trentaquattresimo, il cui nome è stato praticamente cancellato dall'elenco ufficiale, è un instancabile lavoratore chiamato Aquilles Tótaros; instancabile sì, ma nel divorare le poche provviste che i suoi sfortunati compagni erano riusciti a racimolare nel tenebroso rifugio sotterraneo dove sono rimasti per 69 giorni. Avessero dato il via a Aquilles Tótaros, le provviste non sarebbero bastate nemmeno per 69 secondi. Ma vediamo di capirne di più su questa misteriosa vicenda.
Aquilles Tótaros, esponente del Pueblo de la Libertad e di Acción Jóvenes, proviene dalla città di Escandichos, nel nord del Cile, ed era noto fino ad ora più che altro per un curioso episodio di cui fu protagonista. Rimasto troppo a lungo studente universitario senza conseguire la laurea presso la prestigiosa università di Copiapó, suo padre, stanco dell'andazzo, un bel giorno gli fece trovare in camera una bellissima e nuovissima tuta da minatore, con tanto di casco con la lampadina e gli disse in dialetto cileno settentrionale:
"Y ahora, madre de Dios, basta con este retardo...! Estoy cansado de pagarte los impuestos universitarios...! Ahora si quieres continuar, tienes que trabajar, pelandrón! A la mina, si no te ce espedisco a calcios en el culón...! "
Detto fatto; e a Aquilles toccò scendere per guadagnarsi il pane, generalmente dileggiato dai suoi compagni che lo chiamavano "El gordo de Escandichos".
Una volta accaduta la disgrazia dalla quale i minatori sono stati felicemente salvati, al caposquadra (l'oramai celebre Luis Urzúa) è stata dagli altri rivolta la domanda: "Y de éste, que ne hacemos?..." L'intenzione palese era quello di lasciarlo là sotto; ma Urzúa si è opposto fortemente con parole che meritano di essere riportate:
"Que no! Tenemos que hacerlo sortir de aqui anco a él, si no si se apoya a la pared de la mina hace crollar también las otras minas en el rayo de trecientos quilómetros!"
Naturalmente, nutrendo qualche ragionevole sospetto, Luis Urzúa ha saggiamente deciso di farlo salire per ultimo, prevedendo quel che poi è davvero successo e che le tv di tutto il mondo stanno pietosamente e imbarazzatamente nascondendo: Aquilles Tótaros è rimasto incastrato dentro la capsula Fénix. Immaginate un po' se lo avessero fatto salire prima degli altri: quelli che venivano dopo, sarebbero rimasti là sotto senza possibilità di uscita.
Nella foto: Aquilles Tótaros incastrato ancora dentro la capsula. Si noti l'espressione del tecnico a sinistra, Francisco Torsellos, che preferisce voltarsi dall'altra parte; quello a destra, Denis Verdiños, sembra voler fare qualcosa ma in realtà sta prendendo le misure della capsula per rivenderla al miglior offerente con Tótaros ancora dentro.
Il trentaquattresimo, il cui nome è stato praticamente cancellato dall'elenco ufficiale, è un instancabile lavoratore chiamato Aquilles Tótaros; instancabile sì, ma nel divorare le poche provviste che i suoi sfortunati compagni erano riusciti a racimolare nel tenebroso rifugio sotterraneo dove sono rimasti per 69 giorni. Avessero dato il via a Aquilles Tótaros, le provviste non sarebbero bastate nemmeno per 69 secondi. Ma vediamo di capirne di più su questa misteriosa vicenda.
Aquilles Tótaros, esponente del Pueblo de la Libertad e di Acción Jóvenes, proviene dalla città di Escandichos, nel nord del Cile, ed era noto fino ad ora più che altro per un curioso episodio di cui fu protagonista. Rimasto troppo a lungo studente universitario senza conseguire la laurea presso la prestigiosa università di Copiapó, suo padre, stanco dell'andazzo, un bel giorno gli fece trovare in camera una bellissima e nuovissima tuta da minatore, con tanto di casco con la lampadina e gli disse in dialetto cileno settentrionale:
"Y ahora, madre de Dios, basta con este retardo...! Estoy cansado de pagarte los impuestos universitarios...! Ahora si quieres continuar, tienes que trabajar, pelandrón! A la mina, si no te ce espedisco a calcios en el culón...! "
Detto fatto; e a Aquilles toccò scendere per guadagnarsi il pane, generalmente dileggiato dai suoi compagni che lo chiamavano "El gordo de Escandichos".
Una volta accaduta la disgrazia dalla quale i minatori sono stati felicemente salvati, al caposquadra (l'oramai celebre Luis Urzúa) è stata dagli altri rivolta la domanda: "Y de éste, que ne hacemos?..." L'intenzione palese era quello di lasciarlo là sotto; ma Urzúa si è opposto fortemente con parole che meritano di essere riportate:
"Que no! Tenemos que hacerlo sortir de aqui anco a él, si no si se apoya a la pared de la mina hace crollar también las otras minas en el rayo de trecientos quilómetros!"
Naturalmente, nutrendo qualche ragionevole sospetto, Luis Urzúa ha saggiamente deciso di farlo salire per ultimo, prevedendo quel che poi è davvero successo e che le tv di tutto il mondo stanno pietosamente e imbarazzatamente nascondendo: Aquilles Tótaros è rimasto incastrato dentro la capsula Fénix. Immaginate un po' se lo avessero fatto salire prima degli altri: quelli che venivano dopo, sarebbero rimasti là sotto senza possibilità di uscita.
Nella foto: Aquilles Tótaros incastrato ancora dentro la capsula. Si noti l'espressione del tecnico a sinistra, Francisco Torsellos, che preferisce voltarsi dall'altra parte; quello a destra, Denis Verdiños, sembra voler fare qualcosa ma in realtà sta prendendo le misure della capsula per rivenderla al miglior offerente con Tótaros ancora dentro.
Matteo Calì, apprendista gazzettiere e micropolitico "occidentalista"

Le file dell'"occidentalismo" fiorentino sono in questo momento alle prese col rovinoso calo di consensi che ne penalizza il maggior "partito" a livello peninsulare, e da sempre costrette ad operare in un contesto che a tutt'oggi rimane profondamente ostile, nonostante la propaganda rovesciata da un anno all'altro sulla città intera. I partiti "occidentalisti", a Firenze, schierano poi abitualmente candidati di una tale pochezza da essere sistematicamente costretti a ricorrere a qualche "figura civica" che renda presentabile quello che presentabile non è.
Alla scorsa tornata amministrativa tocco a Giovanni Galli, palloniere paracadutato direttamente in piazza Signoria con propositi tanto bellicosi quanto evaporati istantaneamente. Sulla parabola elettorale di chi aveva statuito essere indispensabile "cambiare colore a Firenze" abbiamo all'epoca fornito puntuali e corrosivi resoconti.
Matteo Calì appare essere un giovane "occidentalista" dall'aria ben nutrita; in occasione di una manifestazione studentesca, nell'ottobre 2010, si è lasciato andare a considerazioni la cui fondatezza sarà qui oggetto di un'indagine accurata.
Di Matteo Calì siamo riusciti a rintracciare un biografia piuttosto dettagliata, peraltro ormai vecchia di sette anni, e la solita autoschedatura che riproponiamo parzialmente in screenshot. Si noti che stiamo mostrando l'autoschedatura di un individuo che ricopre una sia pur modesta carica amministrativa e che quindi riveste responsabilità pubbliche: veniamo così a sapere che tra i principali interessi di un micropolitico locale di area "occidentalista", nello stato che occupa la penisola italiana, trovano innanzitutto posto Politica, Sport, Cazzate, Goliardia. Coerenza vuole che Calì si occupi essenzialmente di pallone. Il pallone, a Firenze, è declinabile nelle accezioni di vero, tavestito (il "calcio storico", perfetto esempio di tradizione inventata) e finto, una roba che chiamano "Fantacalcio". Matteo non fa mancare le proprie cure a nessuna delle tre accezioni. Il suo "datore di lavoro" invece risulta essere un'organizzazione politica, in questo caso una importante compagine "occidentalista" che si definiva "Alleanza Nazionale" le cui sorti ci sono al momento ignote.
Le migliaia di "amici" elencati nella sua schedatura portano a pensare che come datore di lavoro questa "Alleanza Nazionale" non sia tra i più esigenti, lasciando a Matteo molto tempo e molte occasioni per coltivare quella satanica parodia di vita sociale che passa sotto il nome di "social network".
Ed autorizzando a non considerarlo propriamente uno Stakhanov.
Sul fatto che il pallone, i pallonieri, il pallonaio e le pallonate siano il più delle volte l'unico interesse e l'unico argomento della politica "occidentalista" esistono testimonianze tanto abbondanti quanto varie; chissà che anche l'aggressione all'Iraq ed all'Afghanistan non le abbiano affrontate con l'ottica e con la competenza con cui affrontano il pallonaio della domenica: a tutt'oggi l'unico risultato di quelle iniziative consiste nel permettere ai matteicalì, alla cui virtù militare non affideremmo neanche il classico bidone di benzina, di contrassegnare la propria autoschedatura con un disegno verde, bianco e rosso listato a lutto.
Apprendiamo dalla biografia che Matteo Calì è nato nel 1982: ammesso che l'abbia scritta di suo pugno, com'è probabile, è interessante rilevare che si definisce un "grande comunicatore" e che "colpisce il suo modo di comportarsi che riesce ad adattarsi molto bene ad ogni occasione".
Un'ottima considerazione di sé, ovviamente per nulla confermata dagli eventi come sempre accade in questi casi.
Matteo si è diplomato nel 2001 e forte dell'esperienza fatta come conduttore di una gazzetta scolastica, si è iscritto alla "Facoltà di Media e Giornalismo dell'Università di Firenze".
Bene. La "Facoltà di Media e Giornalismo dell'Università di Firenze" non esiste. Al momento in cui scriviamo esiste un corso di laurea triennale presso la Facoltà di Scienze Politiche, ad indirizzo "Comunicazione, Media e Giornalismo".
Le tracce biografiche di Matteo Calì terminano col 1 marzo 2003, giorno in cui è diventato "responsabile del Punto Azzurro sede del coordinamento provinciale di Forza [omissis]".
Un Punto Azzurro. L'azzurro, per chi non lo sapesse, è il colore con cui vanno vestiti i pallonieri di una squadra che dice di raccogliere i migliori pallonieri della penisola italiana.
Nel caso "occidentalista", il pallone e la sua simbologia governano anche l'approccio alla politica locale, non soltanto il cacciarsi in guerre decennali. In questo caso l'espressione Punto Azzurro denotava una delle molte -ed effimere- iniziative politiche "occidentaliste" che seppur in minima parte hanno comunque contribuito ad instaurare nella penisola italiana il clima ebefrenico, meschinello e demente che vi impera incontrastato da anni.
In assenza di smentite, e considerando che la consultazione dei titoli delle tesi di laurea reperibile sul sito dell'Università di Firenze non fa cenno al suo nome, dobbiamo concludere che a distanza di nove anni dall'iscrizione Matteo Calì deve ancora laurearsi.
Per un "occidentalista" in carriera, invecchiare in facoltà è ordinaria amministrazione e non sono pochi i casi di quelli che riescono a trascorrervi dieci o quindici anni. Una permanenza tanto lunga dovrebbe averlo messo in grado di produrre testi quantomeno accettabili: in fondo, in quel corso di laurea si studiano quattro lingue e si ha a che fare con metodologia della ricerca sociale e con il marketing.
Ecco dunque uno scritto tratto dal blog di Matteo Calì. Screenshot e copia per intero limiteranno i danni di una sua eventuale cancellazione e mostreranno questo micropolitico per quello che è veramente. Si notino, tra l'altro, il banner dell'intestazione che depone a favore di competenze di livello irriferibile anche nel campo della grafica, e un pallone in basso a destra, tanto per non farselo mancare mai.

domenica 10 ottobre 2010
Spiccate il volo..dal ponte.
Firenze, manifestazione di piazza contro il decreto Gelmini.
Studentelli con le sciarpe sul viso, caschi, kefie, striscioni, bandiere anarchiche e spillette del Che attaccano l'istituto degli Scolopi in via Lamarmora. Studentelli che mai una riga della riforma hanno letto, studentelli che arriva ottobre e devono "okkupare", loro duri e puri che intonano "Lotta dura senza paura", "se non cambierà lotta dura sarà", loro ancora figli di figli di genitori sessantottini, ancora a romperci le palle con parole sentite, risentite e ormai noiose. Voi, studentelli, siete la mercificazione, voi, studentelli, siete il prodotto di un pensiero che si basa sul nulla. Che non trova in questa società nuovi stimoli e si aggrappa ancora a refusi che poco hanno a che fare con la libertà che volete intendere rappresentare. Voi, studentelli, che al liceo avete sempre un rappresentante d'Istituto rasta amico di tutti, che parla con tutti, di cui tutte sono innamorate. Voi, studentelli, che fate i discorsi conditi di "omologazione, lotta di classe, lotta sociale, diritti (mai, doveri!), giustizia".
Siete comici, perchè credete che ci siano ancora i fascisti. Siete ridicoli quando pensate di sfilare in un corteo coprendovi il volto. Mi chiedo se siete rimasti incredibilmente indietro, se come all'ora anche oggi, vivrete ghettizzati nel vostro mondo fatto di rasta e giambè, di reti e collettivi, di zecche e gente sporca che non si lava. Anche questo vi fa sentire più ganzi, anche essere sudici.
Pubblicato da MATTEO CALI' a 15:21
Non c'è che dire.
L'appartenenza politica di Matteo Calì sarebbe di per sé sarebbe sufficiente a rivolgergli l'esortazione di continuare a pensare al pallone, concedendosi al massimo qualche excursus nell'àmbito dei maccaruncielli a 'o raù o dei genitali femminili, campi unici del pensiero e della pratica "occidentalisti"; ma qui c'è da dire dell'altro.
C'è da dire che la presentazione di un elaborato anche solo lontanamente vicino alle forme ed al registro linguistico di questo in occasione di una prova d'esame gli avrebbe procurato l'immediata cacciata a male parole dalla sessione, e la buona vecchia sbarratura del libretto con tanti saluti a sei mesi dopo. Il che fa concludere che i nove anni passati a Scienze Politiche non abbiano certo portato a Matteo quei vantaggi in termini di competenze e di skills che sarebbe stato lecito aspettarsi.
Come tutti sanno, la comunicazione politica "occidentalista" proietta abitualmente sugli avversari politici caratteristiche, difetti e comportamenti spregevoli che sono, in realtà, coessenziali a chi muove certe accuse. Detto in altre parole, un "occidentalista" è qualcuno che, incapace di laurearsi nel triplo del tempo previsto, dà senza vergogna di studentello a qualcun altro. E lo fa in dieci righe che sembrano uscite diritte diritte dal "generatore di articoli di Libero". Mica male; la nostra abitudine di sostituire il vocabolo "giornalista" con uno a piacere dei suoi dispregiativi da gazzettiere a giornalaio trae la sua ragione di essere proprio da casi di questo genere, che poi costituiscono pressoché per intero il mainstream.
Chi scrive fa parte da circa vent'anni, pur senza particolari eccessi, dell'ambiente di cui questo mangiatore di spaghetti traccia un ritratto che se espresso di persona ai diretti interessati, gli procurerebbe con ogni probabilità fortissimi rischi anche nel campo dell'incolumità personale.
Matteo Calì, anni ventotto, pubblica quello che somiglia assai di più a quello che si ottiene passando allo scanner un qualsiasi assorbente igienico usato che non alle asserzioni di qualcuno investito di pur minime responsabilità pubbliche, delle quali ha anche la faccia di menare vanto. Una delle spiegazioni possibili è che condurre attivamente politica "occidentalista" riesca a sporcare anche moralmente, ad ottundere e a rendere perfetti esponenti dell'epoca contemporanea anche individui che in altri contesti avrebbero conosciuto un percorso di vita meno involuto. D'altronde, comportarsi come perfetti esponenti dell'epoca contemporanea è caratteristica determinante a tutti i livelli della politica "occidentalista", coloro che sono designati a frequentarne i truogoli non hanno altra colpa che d'essere fedeli rappresentanti del corpo elettorale e dei suoi "valori".
Alla scorsa tornata amministrativa tocco a Giovanni Galli, palloniere paracadutato direttamente in piazza Signoria con propositi tanto bellicosi quanto evaporati istantaneamente. Sulla parabola elettorale di chi aveva statuito essere indispensabile "cambiare colore a Firenze" abbiamo all'epoca fornito puntuali e corrosivi resoconti.
Matteo Calì appare essere un giovane "occidentalista" dall'aria ben nutrita; in occasione di una manifestazione studentesca, nell'ottobre 2010, si è lasciato andare a considerazioni la cui fondatezza sarà qui oggetto di un'indagine accurata.
Di Matteo Calì siamo riusciti a rintracciare un biografia piuttosto dettagliata, peraltro ormai vecchia di sette anni, e la solita autoschedatura che riproponiamo parzialmente in screenshot. Si noti che stiamo mostrando l'autoschedatura di un individuo che ricopre una sia pur modesta carica amministrativa e che quindi riveste responsabilità pubbliche: veniamo così a sapere che tra i principali interessi di un micropolitico locale di area "occidentalista", nello stato che occupa la penisola italiana, trovano innanzitutto posto Politica, Sport, Cazzate, Goliardia. Coerenza vuole che Calì si occupi essenzialmente di pallone. Il pallone, a Firenze, è declinabile nelle accezioni di vero, tavestito (il "calcio storico", perfetto esempio di tradizione inventata) e finto, una roba che chiamano "Fantacalcio". Matteo non fa mancare le proprie cure a nessuna delle tre accezioni. Il suo "datore di lavoro" invece risulta essere un'organizzazione politica, in questo caso una importante compagine "occidentalista" che si definiva "Alleanza Nazionale" le cui sorti ci sono al momento ignote.
Le migliaia di "amici" elencati nella sua schedatura portano a pensare che come datore di lavoro questa "Alleanza Nazionale" non sia tra i più esigenti, lasciando a Matteo molto tempo e molte occasioni per coltivare quella satanica parodia di vita sociale che passa sotto il nome di "social network".
Ed autorizzando a non considerarlo propriamente uno Stakhanov.
Sul fatto che il pallone, i pallonieri, il pallonaio e le pallonate siano il più delle volte l'unico interesse e l'unico argomento della politica "occidentalista" esistono testimonianze tanto abbondanti quanto varie; chissà che anche l'aggressione all'Iraq ed all'Afghanistan non le abbiano affrontate con l'ottica e con la competenza con cui affrontano il pallonaio della domenica: a tutt'oggi l'unico risultato di quelle iniziative consiste nel permettere ai matteicalì, alla cui virtù militare non affideremmo neanche il classico bidone di benzina, di contrassegnare la propria autoschedatura con un disegno verde, bianco e rosso listato a lutto.
Apprendiamo dalla biografia che Matteo Calì è nato nel 1982: ammesso che l'abbia scritta di suo pugno, com'è probabile, è interessante rilevare che si definisce un "grande comunicatore" e che "colpisce il suo modo di comportarsi che riesce ad adattarsi molto bene ad ogni occasione".
Un'ottima considerazione di sé, ovviamente per nulla confermata dagli eventi come sempre accade in questi casi.
Matteo si è diplomato nel 2001 e forte dell'esperienza fatta come conduttore di una gazzetta scolastica, si è iscritto alla "Facoltà di Media e Giornalismo dell'Università di Firenze".
Bene. La "Facoltà di Media e Giornalismo dell'Università di Firenze" non esiste. Al momento in cui scriviamo esiste un corso di laurea triennale presso la Facoltà di Scienze Politiche, ad indirizzo "Comunicazione, Media e Giornalismo".
Le tracce biografiche di Matteo Calì terminano col 1 marzo 2003, giorno in cui è diventato "responsabile del Punto Azzurro sede del coordinamento provinciale di Forza [omissis]".
Un Punto Azzurro. L'azzurro, per chi non lo sapesse, è il colore con cui vanno vestiti i pallonieri di una squadra che dice di raccogliere i migliori pallonieri della penisola italiana.
Nel caso "occidentalista", il pallone e la sua simbologia governano anche l'approccio alla politica locale, non soltanto il cacciarsi in guerre decennali. In questo caso l'espressione Punto Azzurro denotava una delle molte -ed effimere- iniziative politiche "occidentaliste" che seppur in minima parte hanno comunque contribuito ad instaurare nella penisola italiana il clima ebefrenico, meschinello e demente che vi impera incontrastato da anni.
In assenza di smentite, e considerando che la consultazione dei titoli delle tesi di laurea reperibile sul sito dell'Università di Firenze non fa cenno al suo nome, dobbiamo concludere che a distanza di nove anni dall'iscrizione Matteo Calì deve ancora laurearsi.
Per un "occidentalista" in carriera, invecchiare in facoltà è ordinaria amministrazione e non sono pochi i casi di quelli che riescono a trascorrervi dieci o quindici anni. Una permanenza tanto lunga dovrebbe averlo messo in grado di produrre testi quantomeno accettabili: in fondo, in quel corso di laurea si studiano quattro lingue e si ha a che fare con metodologia della ricerca sociale e con il marketing.
Ecco dunque uno scritto tratto dal blog di Matteo Calì. Screenshot e copia per intero limiteranno i danni di una sua eventuale cancellazione e mostreranno questo micropolitico per quello che è veramente. Si notino, tra l'altro, il banner dell'intestazione che depone a favore di competenze di livello irriferibile anche nel campo della grafica, e un pallone in basso a destra, tanto per non farselo mancare mai.

domenica 10 ottobre 2010
Spiccate il volo..dal ponte.
Firenze, manifestazione di piazza contro il decreto Gelmini.
Studentelli con le sciarpe sul viso, caschi, kefie, striscioni, bandiere anarchiche e spillette del Che attaccano l'istituto degli Scolopi in via Lamarmora. Studentelli che mai una riga della riforma hanno letto, studentelli che arriva ottobre e devono "okkupare", loro duri e puri che intonano "Lotta dura senza paura", "se non cambierà lotta dura sarà", loro ancora figli di figli di genitori sessantottini, ancora a romperci le palle con parole sentite, risentite e ormai noiose. Voi, studentelli, siete la mercificazione, voi, studentelli, siete il prodotto di un pensiero che si basa sul nulla. Che non trova in questa società nuovi stimoli e si aggrappa ancora a refusi che poco hanno a che fare con la libertà che volete intendere rappresentare. Voi, studentelli, che al liceo avete sempre un rappresentante d'Istituto rasta amico di tutti, che parla con tutti, di cui tutte sono innamorate. Voi, studentelli, che fate i discorsi conditi di "omologazione, lotta di classe, lotta sociale, diritti (mai, doveri!), giustizia".
Siete comici, perchè credete che ci siano ancora i fascisti. Siete ridicoli quando pensate di sfilare in un corteo coprendovi il volto. Mi chiedo se siete rimasti incredibilmente indietro, se come all'ora anche oggi, vivrete ghettizzati nel vostro mondo fatto di rasta e giambè, di reti e collettivi, di zecche e gente sporca che non si lava. Anche questo vi fa sentire più ganzi, anche essere sudici.
Pubblicato da MATTEO CALI' a 15:21
Non c'è che dire.
L'appartenenza politica di Matteo Calì sarebbe di per sé sarebbe sufficiente a rivolgergli l'esortazione di continuare a pensare al pallone, concedendosi al massimo qualche excursus nell'àmbito dei maccaruncielli a 'o raù o dei genitali femminili, campi unici del pensiero e della pratica "occidentalisti"; ma qui c'è da dire dell'altro.
C'è da dire che la presentazione di un elaborato anche solo lontanamente vicino alle forme ed al registro linguistico di questo in occasione di una prova d'esame gli avrebbe procurato l'immediata cacciata a male parole dalla sessione, e la buona vecchia sbarratura del libretto con tanti saluti a sei mesi dopo. Il che fa concludere che i nove anni passati a Scienze Politiche non abbiano certo portato a Matteo quei vantaggi in termini di competenze e di skills che sarebbe stato lecito aspettarsi.
Come tutti sanno, la comunicazione politica "occidentalista" proietta abitualmente sugli avversari politici caratteristiche, difetti e comportamenti spregevoli che sono, in realtà, coessenziali a chi muove certe accuse. Detto in altre parole, un "occidentalista" è qualcuno che, incapace di laurearsi nel triplo del tempo previsto, dà senza vergogna di studentello a qualcun altro. E lo fa in dieci righe che sembrano uscite diritte diritte dal "generatore di articoli di Libero". Mica male; la nostra abitudine di sostituire il vocabolo "giornalista" con uno a piacere dei suoi dispregiativi da gazzettiere a giornalaio trae la sua ragione di essere proprio da casi di questo genere, che poi costituiscono pressoché per intero il mainstream.
Chi scrive fa parte da circa vent'anni, pur senza particolari eccessi, dell'ambiente di cui questo mangiatore di spaghetti traccia un ritratto che se espresso di persona ai diretti interessati, gli procurerebbe con ogni probabilità fortissimi rischi anche nel campo dell'incolumità personale.
Matteo Calì, anni ventotto, pubblica quello che somiglia assai di più a quello che si ottiene passando allo scanner un qualsiasi assorbente igienico usato che non alle asserzioni di qualcuno investito di pur minime responsabilità pubbliche, delle quali ha anche la faccia di menare vanto. Una delle spiegazioni possibili è che condurre attivamente politica "occidentalista" riesca a sporcare anche moralmente, ad ottundere e a rendere perfetti esponenti dell'epoca contemporanea anche individui che in altri contesti avrebbero conosciuto un percorso di vita meno involuto. D'altronde, comportarsi come perfetti esponenti dell'epoca contemporanea è caratteristica determinante a tutti i livelli della politica "occidentalista", coloro che sono designati a frequentarne i truogoli non hanno altra colpa che d'essere fedeli rappresentanti del corpo elettorale e dei suoi "valori".
lunedì 11 ottobre 2010
lunedì 4 ottobre 2010
I cugini identitari, le scritte e la cocaina
Ecco uno dei tanti esempi di come alcune persone la pensano riguardo i nostri cugini identitari e non conformi ( e sicuramente lo sono più di noi) di
domenica 5 settembre 2010
Azione Giovani Firenze e Casaggì: giovani "occidentalisti" tra futuro incerto e passato certissimo
Azione Giovani pubblicizzava in questo modo la propria campagna di tesseramento per il 2008. Il Trecento fa riferimento ad un filmetto amriki di quelli in cui opliti greci, legionari romani o berserkr vichinghi indossavano elmo e corazza anche per andare in discoteca. Durante un viaggio nella Repubblica Islamica dell'Iran condividemmo con vari interlocutori, rimasti schifati anche dai sottesi antiiraniani della pellicola, questo ed altri motivi per dileggiare sia l'opera che -soprattutto- i suoi estimatori.La scelta di Azione Giovani doveva rivelarsi, a Firenze, profetica: pare che i tesserati all'intero piddì con la elle in tutta la città, nel giugno del 2010, assommassero proprio a trecento.
Nonostante la natura apparentemente volatile di molte delle informazioni che vi circolano ogni giorno, il web mette a disposizione di chiunque si diletti della caccia al cialtrone risorse decisamente preziose.
In più di un caso abbiamo avuto modo di constatare come l'attivismo politico "occidentalista" che opera a Firenze e che fa capo al "centro sociale di destra" Casaggì e al minuscolo universo di Azione Giovani -che nel frattempo pare abbia cambiato nome, facendosi chiamare giovane [omissis]- sia caratterizzato da una costellazione di caratteristiche estremamente negative (cialtroneria, faccia tosta, malafede, pressappochismo, cattiveria spicciola e piccina, incompetenza, servilismo, bassezza, disumanità sostanziale) che è possibile mettere in luce senza alcuna fatica. Lo abbiamo fatto più di una volta, di solito prendendo di mira l'utilizzo della delazione, abituale negli ambienti "occidentalisti", come strumento di base della pratica politica quotidiana. In una delle più spettacolose inziative di questo tipo, questi mangiatori di maccheroni hanno pensato di interessare un consesso chiamato Corte dei Conti ad un fascicolo sulla storia del confine orientale della penisola italiana contenente informazioni a loro non gradite, e distribuito agli allievi di una scuola media. Se la "giustizia" nella penisola italiana ha tempi biblici è probabile lo si debba anche -se non soprattutto- a chi ne intasa gli organi con iniziative di questo genere.
Alla pratica della delazione si affianca anche una comunicazione politica complessivamente derubricabile a presa in giro: altro aspetto della questione su cui abbiamo avuto il piacere di soffermarci più volte, notando tra l'altro come per questa gente non vi sia alcunché di strano nel commemorare Saddam Hussein e al tempo stesso sostenere la parte politica che ha appoggiato con ogni mezzo tutte le guerre amriki degli ultimi dieci anni. Gli autori di queste prese in giro sembrano peraltro impermeabili ad ogni senso del ridicolo: il sito agfirenze.it presenta tra l'altro l'immagine dell'unico flash-mob al mondo cui abbia partecipato un solo individuo. Lo one man flash-mob si sarebbe svolto il 2 agosto del 2010 per asserire l'estraneità dei fascisti alla strage che nel 1980 distrusse la stazione ferroviaria di Bologna. La cosa interessante è che la data di creazione e di modifica dell'immagine sono identiche: 09/05/2010. Futuristi coerenti, quelli di Azione Giovani Firenze organizzano le manifestazioni con tre mesi di anticipo. E con l'oscurità più profonda, così si riduce al minimo il rischio di dover dare imbarazzanti spiegazioni.
Il sito archive.org esiste da molti anni: ce ne siamo serviti per qualche minuto proprio per dissotterrare il passato recente di questa Azione Giovani Firenze e della Casaggì che ne ha rappresentato il tentativo di radicamento territoriale. I risultati, soprattutto alla luce delle risse da pollaio in cui la maggior compagine "occidentalista" della penisola sta impiegando tutte le proprie risorse sono davvero rivelatori. Non si dimentichi che prima del sommario restyling imposto dagli eventi Azione Giovani era emanazione di un partito il cui ex presidente è da mesi oggetto di una campagna denigratoria incessante, alla quale stanno dando voce anche e soprattutto coloro che devono a lui ed al partito in questione la propria fortuna politica. Blog e siti dei micropolitici "occidentalisti" grondano, in questo scorcio del 2010, di comunicati, giustificativi, prese di distanza, battibecchi, distinguo, puntualizzazioni e resoconti accomunati dall'intenzione di buttare a mare il proprio mèntore ed ex padrone, in nome di un altro padrone capace di evitar loro ancora per un po' un doloroso rendez vous con la realtà, e nella fattispecie con l'ufficio circoscrizionale per l'impiego.
Di motivi per infierire, il materiale riportato da archive.org ne fornisce quanti se ne vogliono. Sono documentate alcune pagine del sito, per un periodo compreso tra il gennaio 2005 ed il luglio 2008. Si riportano qui alcune considerazioni, lasciando a chi legge il piacere di ricordare una per una le pensate più spassose della base "occidentalista" che alligna a Firenze.
In primo luogo è interessante notare come nel corso degli anni agfirenze.it sia stato più volte sottoposto a rimaneggiamenti che hanno comportato ogni volta l'eliminazione di tutti i vecchi materiali e di tutte le vecchie grafiche, in un evidente tentativo di spazzare sotto il tappeto un po' di contraddizioni e un po' di quelle iniziative suscettibili di trasformarsi in boomerang. Non che dalla diffusione di certe informazioni potessero derivare chissà quali danni in termini di suffragi: la penisola italiana ha un corpo elettorale caratterizzato da una maturità politica pressoché scimmiesca, che negli ultimi venti anni almeno non ha mai dato segno di trovare qualcosa di strano o di sgradevole nella spudoratezza di chi asseriva quotidianamente che è giusto il bianco perché è nero.
Azione Giovani, come movimento giovanile di Alleanza Nazionale, è stata organica ad un "partito" che esprime vari ed "importanti" esponenti di quel governo che dovrebbe controllare lo stato che occupa la penisola italiana.
Il che significa che da Azione Giovani vengono i pilastri umani che ogni giorno rendono possibile la metodica distruzione di quanto resta della scuola pubblica e dello stato sociale, la TAV, i grandi ed inutili lavori, le intromissioni amriki negli affari di stato, le notti in discoteca di Ignazio Benito Maria La Russa, le mimetiche da operetta di Ignazio Benito Maria La Russa, le passeggiatine in Afghanistan di Ignazio Benito Maria La Russa, l'atteggiamento da paninaro di San Babila di Ignazio Benito Maria La Russa, i comportamenti da pariolino di Ignazio Benito Maria La Russa, l'occupazione dell'Afghanistan che costa da sola un miliardo di euro all'anno e che rende possibili passeggiatine e divertissements per l'Ignazio Benito Maria La Russa di cui sopra, l'aggressione all'Iraq, la pretesa-barzelletta del disarmo di Hizbollah, il controllo unificato di mezzi d'informazione che fanno in blocco rimpiangere l'obiettività e la concretezza della Pravda, i campi di concentramento travestiti da Centri di Identificazione ed Espulsione, l'appoggio incondizionato a furbacchioni travestiti da imprenditori ed azionisti, gli scudi fiscali per i furbacchioni travestiti da furbacchioni, i rastrellamenti da SS nel distretto tessile pratese, le pacche sulle spalle tra sionisti vecchi e nuovi mentre a Gaza si muore sotto il fosforo, i terremoti-passerella, le carceri infernali, gli sciali miliardari per le festicciole tra potenti, la militarizzazione della vita sociale, il clima artefatto e demenziale di terrore quotidiano, la gigantesca fogna di favori sessuali ed elettorali che costituisce per intero l'arena politica ed i gendarmi che prendono a calci i ragazzini sotto l'occhio compiaciuto della spazzatura umana che impesta le redazioni amiche.
In attesa di trovare anche loro un angolo di truogolo in qualche greppia pubblica, i giovani "occidentalisti" provano a far passare in secondo piano tutto questo tirando per la manica John Ronald Reuel Tolkien o Michael Ende: si fa il tifo per la guerriglia nel Bogside e poi si fila dai gendarmi per le lattine di birra ad un concerto, proibite com'è proibito tutto grazie al securitarismo ebete con cui questi apprendisti stregoni degli spaghetti al dente hanno contribuito ad allagare l'intero panorama della comunicazione politica.
Archive.org riesce ad essere impietoso: si dice che "la rivoluzione, si sa, è come il vento... non la si può fermare, le si può solo far perder tempo!" intanto che si pubblicizzano rivoluzionarie petizioni contro i'ddegrado e per la sihurezza e si finisce a chiedersi in tutta serietà perché mai il comune di Firenze ce l'ha con i giovani ed i locali notturni. A questo proposito, una mezza idea ce l'avremmo anche, ma andiamo avanti.
Si è appena ricordato il "partito" di cui Azione Giovani era emanazione giovanile, poi nominalmente confluito nel piddì con la elle, e si è ricordato che da mesi il presidente di quel "partito" è oggetto di una incessante campagna di denigrazione. Appena due anni fa, l'atteggiamento di molti "occidentalisti" fiorentini era assai differente, per non dire opposto.
Organica ad un governo che considera i diritti dei lavoratori un irritante retaggio di un passato bolscevico, Azione Giovani ebbe nel 2006 la spudoratezza di schierarsi contro il lavoro precario. Non contenta, due anni dopo ciarlava addirittura di rivolta generazionale.
Organici ad un governo i cui esponenti hanno vantato pubblicamente condotte sessuali tali da farli cacciare a calci da qualunque confessionale, i ribelli di Azione Giovani si chiedevano, nello stesso periodo, che ne sarebbe stato della famiglia in caso di vittoria elettorale avversaria.
Chissà quali motivi aveva il Matteo Conti che un giorno del 2007 statuiva che lo stato che occupa la penisola italiana era governato dalle Brigate Rosse per pretendere di essere preso sul serio.
Archive.org ci mostra anche che la nascita del piddì con la elle ed il confluire in essa furono oggetto di qualche dubbio. Dubbi presto superati: chi affermava che
"Il PdL ad oggi è UNA ALLEANZA ELETTORALE e come tale la accetto senza fiatare. Quando mi verrà chiesto di avere in tasca la stessa tessera dell'avvocato Pecorella, mi porrò l'interrogativo su cosa fare..."
ha dimostrato di aver risolto l'interrogativo in questione in tempi molto rapidi.
martedì 20 luglio 2010
Firenze: Achille Totaro e Giovanni Donzelli in un caldo luglio da diplomati
Luglio 2010. Il piddì con la elle è al potere incontrastato da due anni e pare aver esaurito ogni spinta propulsiva. Unica promessa elettorale mantenuta, e ci voleva poca fatica, la guerra senza quartiere ai mustad'afin.
Il problema è che i mustad'afin, complice una situazione economica sulla quale non ci sono né la volontà né gli strumenti per intervenire, stanno diventando la maggioranza della popolazione peninsulare e questo ha imposto anche a frange solitamente dedite ai maccaruna e al mandolino di chiedersi per quale misterioso motivo nessuno abbia più un soldo in tasca e perché un paio di generazioni vivano letteralmente alla giornata nella più totale indifferenza di quelli con la cravatta che fanno finta di occuparsi del bene pubblico.
Ultimo frutto del securitarismo d'accatto che ha fatto la fortuna della racaglia "occidentalista", la sovrana presa in giro della "tessera del tifoso", una versione riveduta e corretta -ovviamente in peggio- di quelle tesserine per indebitarsi che hanno prodotto tra gli amriki diversi milioni di senza tetto. Se non fosse tutto vero, al punto che perfino quelli del pallonaio, di solito stabili sulle posizioni dell'"occidentalismo" più remissivo ed ibne nel senso che il vocabolo ha in lingua turca, non nascondono il loro malumore in proposito, ci sarebbe da pensare che la realtà peninsulare sia qualcosa a metà tra il dispetto e l'incubo.
Le volte che il politicame "occidentalista" fa finta di calarsi in mezzo ai sudditi, i risultati sono talmente controproducente che perfino il gazzettame più servile non riesce ad astenersi dall'ironizzare. L'edizione cartacea del "Corriere della Sera" pubblica il 16 del mese un paio di articoletti di fondo.
Donzelli, patente scaduta (e ritirata) - Il consigliere del PDL fermato mentre parlava al cellulare guidando. M.F. racconta con un registro insolitamente ironico come Giovanni Donzelli, un diplomato che da qualche mese scalda una poltrona meglio foraggiata di quella che scaldava prima, sia incappato nella doppia seccatura di una scorciata dei "punti" a disposizione per aver parlato al cellulare durante la guida, e nel ritiro del documento che si era dimenticato di rinnovare. A giustificativo avrebbe accampato un guasto dell'auricolare.
Questo auricolare è un accessorio che nei primi mesi della sua disponibilità veniva adottato con entusiasmo da quegli "occidentalisti" abituati a misurare il proprio valore sulla base di un miserabile mascheramento da efficientismo aziendale fatto di arnesi pseudotecnologici e di stracci cravatteschi. La moda è durata lo spazio di un mattino per due motivi; il primo è che la costante reperibilità telefonica è un qualcosa che si chiede più ad uno schiavo da comandare a piacimento che non a qualcuno cui siano accordati una sia pur minima discrezionalità o potere decisionale; il secondo è che l'uso dell'auricolare, con microfono annesso, dà agli astanti esattamente la sensazione che chi li usa stia parlando da solo, rendendolo in contesti socialmente normali (ovviamente quelli "occidentalisti" non lo sono) oggetto di meritato dileggio. Il fatto che il diplomato di cui sopra affermi di utilizzare un apparato del genere dovrebbe gettare su di lui una luce tanto interessante quanto poco positiva.
La maldestraggine di Giovanni Donzelli comunque riguarderebbe soltanto lui, se non alluvionasse da anni gli uffici stampa pontificando su tutto e su tutti riempiendo il mondo di gente che aspetta soltanto un suo minimo passo falso per restituirgli il favore.
Il problema è che i mustad'afin, complice una situazione economica sulla quale non ci sono né la volontà né gli strumenti per intervenire, stanno diventando la maggioranza della popolazione peninsulare e questo ha imposto anche a frange solitamente dedite ai maccaruna e al mandolino di chiedersi per quale misterioso motivo nessuno abbia più un soldo in tasca e perché un paio di generazioni vivano letteralmente alla giornata nella più totale indifferenza di quelli con la cravatta che fanno finta di occuparsi del bene pubblico.
Ultimo frutto del securitarismo d'accatto che ha fatto la fortuna della racaglia "occidentalista", la sovrana presa in giro della "tessera del tifoso", una versione riveduta e corretta -ovviamente in peggio- di quelle tesserine per indebitarsi che hanno prodotto tra gli amriki diversi milioni di senza tetto. Se non fosse tutto vero, al punto che perfino quelli del pallonaio, di solito stabili sulle posizioni dell'"occidentalismo" più remissivo ed ibne nel senso che il vocabolo ha in lingua turca, non nascondono il loro malumore in proposito, ci sarebbe da pensare che la realtà peninsulare sia qualcosa a metà tra il dispetto e l'incubo.
Le volte che il politicame "occidentalista" fa finta di calarsi in mezzo ai sudditi, i risultati sono talmente controproducente che perfino il gazzettame più servile non riesce ad astenersi dall'ironizzare. L'edizione cartacea del "Corriere della Sera" pubblica il 16 del mese un paio di articoletti di fondo.
Donzelli, patente scaduta (e ritirata) - Il consigliere del PDL fermato mentre parlava al cellulare guidando. M.F. racconta con un registro insolitamente ironico come Giovanni Donzelli, un diplomato che da qualche mese scalda una poltrona meglio foraggiata di quella che scaldava prima, sia incappato nella doppia seccatura di una scorciata dei "punti" a disposizione per aver parlato al cellulare durante la guida, e nel ritiro del documento che si era dimenticato di rinnovare. A giustificativo avrebbe accampato un guasto dell'auricolare.
Questo auricolare è un accessorio che nei primi mesi della sua disponibilità veniva adottato con entusiasmo da quegli "occidentalisti" abituati a misurare il proprio valore sulla base di un miserabile mascheramento da efficientismo aziendale fatto di arnesi pseudotecnologici e di stracci cravatteschi. La moda è durata lo spazio di un mattino per due motivi; il primo è che la costante reperibilità telefonica è un qualcosa che si chiede più ad uno schiavo da comandare a piacimento che non a qualcuno cui siano accordati una sia pur minima discrezionalità o potere decisionale; il secondo è che l'uso dell'auricolare, con microfono annesso, dà agli astanti esattamente la sensazione che chi li usa stia parlando da solo, rendendolo in contesti socialmente normali (ovviamente quelli "occidentalisti" non lo sono) oggetto di meritato dileggio. Il fatto che il diplomato di cui sopra affermi di utilizzare un apparato del genere dovrebbe gettare su di lui una luce tanto interessante quanto poco positiva.
La maldestraggine di Giovanni Donzelli comunque riguarderebbe soltanto lui, se non alluvionasse da anni gli uffici stampa pontificando su tutto e su tutti riempiendo il mondo di gente che aspetta soltanto un suo minimo passo falso per restituirgli il favore.
Nella foto, uno grasso di Scandicci.
La maldestraggine di Achille Totaro, invece, riguarda tutto un partito che oggi come oggi, specie a Firenze, con sostenitori come questo può davvero permettersi di fare a meno dei nemici.
Come i nostri lettori sanno bene, Achille Totaro non è solo un diplomato, ma è anche di Scandicci.
Ed è grasso.
Altri meriti non sapremmo ascrivergliene.
Contro Renzi l'anguria di Totaro - Centrodestra in piazza Strozzi per contestare il sindaco. V.M. ironizza meno del collega anche se il riferimento all'anguria non può non far garbatamente pensare alla forma ventris di quello grasso di Scandicci; la foto allegata all'articolo mostra un furgone tappezzato dei poster di cui si è già riferito ed Achille Totaro, quello grasso sulla sinistra.
Armata di parole d'ordine di un'inconsistenza disperante, la "opposizione di centrodestra" valutata da questo V.M. in 60 (sessanta) persone ha sentito questo signore grasso sì, ma pur sempre di Scandicci, inveire contro gli extracomunitari che "arrivano in città solo per commettere reati" (chissà se nel bel numero sono compresi anche gli amriki, extracomunitari a tutti gli effetti) e si è fatta un pezzo di anguria gratis insieme ad un fantasma di nome Guido Sensi.
Il tutto, introdotto da un tizio meno grasso ma pur sempre di Scandicci. Uno che si fa chiamare Gheri Guido, prima il cognome e poi il nome come a scuola, in caserma ed in galera. Uno che di mestiere fa sentire musica per radio e che l'altra sera pare si dimenasse(!) "al suono di una canzone di Vasco Rossi" ripetendo a gran voce di non aver paura di parlare del sindaco...
Non c'è da stupirsi se il piddì con la elle, primo partito della penisola, ha chiuso tutte le sedi fiorentine ad eccezione di una ed ha raccolto quest'anno, secondo la stessa gazzetta su citata, la bellezza di trecento tesserati.
A Firenze l'ultimo dei centri sociali è capace di raccogliere il doppio dei simpatizzanti in una giornata qualsiasi. Senza tessere, senza angurie e soprattutto senza imitazioni campagnole di qualche vascorossi già improponibile per proprio conto.
sabato 17 luglio 2010
Una nuova sede identitaria e non conforme, dopo la fuga da via Maruffi.....
E' estate, si bolle come non mai e noi, anzichè partire molto identitariamente per chissà dove per non tornare mai più, ce ne andiamo in giro per Firenze a sprangare chi ci sta sul culo e a fare scritte sui muri.
Questa qui sopra rappresenta un mirabile esempio di strategia propagandistica: si notano lo stile, la posizione accattivante dell'opera e la sua inconfondibile firma con l'immancabile croce celtica.
Una nuova sede quindi.... dov'è ancora non lo diciamo sennò arrivano i compagni cattivi cattivi con i loro presidi e con la loro voglia di dire la verità che, si sa, sono cose che proprio non ci appartengono.....
Abbiamo abbandonato via Maruffi da poco, distruggendo tutto quello che potevamo, muri, sedie e tavoli dato che il padrone di casa ( sì abbiamo dei padroni anche noi ) non ci rinnovava il contratto e voleha troppi sordi.
E infatti mica vi possiamo dire che ci hanno buttato fuori di casa, pardon Casaggì, altrimenti i'Torse che figura ci fa... DOBBIAMO NECESSARIAMENTE SOSTENERE CHE SIAMO IN TROPPI E CI SERVE PIU' SPAZIO, anche se è una balla colossale.
A presto, con rabbia e con amore, nuovi aggiornamenti identitari.
mercoledì 30 giugno 2010
Gaudio! Giubilo! Trypudio! Il Donzelli si è RIPRODOTTO!
pampalea non conforme:

Udite udite! Finalmente il matrimonio tradizzzionale del nostro beneamato & neopisano Giovanni Donzelli, celebrato alcun tempo fa in quel di Pennadomo (luogo poco dopo colpito -seppur di striscio- da un rovinoso terremoto, che come approvazione divina gli è un bel dire...!) ha dato il suo primo frutto (e si spera anche unico).L'orrore Il bel bambino che si vede nella foto è infatti il primogenito dei genitali del Donze, o almeno così gli hanno fatto credere; gli è stato imposto il significativo nome di Pier Foibo Maria Benito Franco De Larochejacquelein Codreano, ma per volere della santa coppia che lo ha messo al mondo verrà chiamato semplicemente Piersilvio.
Ai neogenitori celtici e non conformi vanno tutti i più sentiti auguri da parte della gatta Pampalea, di Sussi e Biribissi e di tutti i fan del Neopisano ribelle e pluridiplomato. L'appuntamento pel battesimo, da tenersi rigorosamente in modo tradizionale per immersione in acqua marmata, è per il tardo pomeriggio del prossimo 19 gennajo presso la cappella del Sacrario Militare di Redopolje (abusivamente chiamato "Redipuglia") alla presenza di un picchetto di reduci repubblichini con lo striscione della rosticceria-piadineria futurista "Da Gualtiero" (promotrice dell'iniziativa), allorquando Pier Foibo Donzelli verrànojosamen giojosamente accolto nella comunità Cristiana Controrivoluzionaria al canto di Le donne non ci vogliono più bene, e festeggiato con un ranci(d)o collettivo a base di gallette stantìe, risotto alla Predappio e mozzarelle blé di squisita fabbricazione teutonica. Nel contempo, presso Casaggì si terrà una messa di ringraziamento seguita da un concerto degli Zerozeroalfa (che, per l'occasione, eseguiranno il loro ultimo successo Il Donze ha dato un figlio alla Patria).
Resta ovviamente da immaginare una cosa elementare per l'avvenuta nascita del pargolo: il Donzelli che tromba. Ma, per questo, lasciamo tutto all'immaginazione assai perversa di ognuno. D'accordo che si tratta pur sempre del Donzello Ingallato, ma immaginarsi lui che ingalla....insomma, qui più che futurismo si tratta proprio di fantascienza!

Udite udite! Finalmente il matrimonio tradizzzionale del nostro beneamato & neopisano Giovanni Donzelli, celebrato alcun tempo fa in quel di Pennadomo (luogo poco dopo colpito -seppur di striscio- da un rovinoso terremoto, che come approvazione divina gli è un bel dire...!) ha dato il suo primo frutto (e si spera anche unico).
Ai neogenitori celtici e non conformi vanno tutti i più sentiti auguri da parte della gatta Pampalea, di Sussi e Biribissi e di tutti i fan del Neopisano ribelle e pluridiplomato. L'appuntamento pel battesimo, da tenersi rigorosamente in modo tradizionale per immersione in acqua marmata, è per il tardo pomeriggio del prossimo 19 gennajo presso la cappella del Sacrario Militare di Redopolje (abusivamente chiamato "Redipuglia") alla presenza di un picchetto di reduci repubblichini con lo striscione della rosticceria-piadineria futurista "Da Gualtiero" (promotrice dell'iniziativa), allorquando Pier Foibo Donzelli verrà
Resta ovviamente da immaginare una cosa elementare per l'avvenuta nascita del pargolo: il Donzelli che tromba. Ma, per questo, lasciamo tutto all'immaginazione assai perversa di ognuno. D'accordo che si tratta pur sempre del Donzello Ingallato, ma immaginarsi lui che ingalla....insomma, qui più che futurismo si tratta proprio di fantascienza!
mercoledì 2 giugno 2010
I giovani "occidentalisti" del piddì con la elle e la pirateria sionista. Coerenza, questa sconosciuta.
Dopo la bella impresa sionista del 31 maggio 2010 comunicati stampa e addirittura "presidi di solidarietà" da parte dei giovani del piddì con la elle hanno fatto la loro comparsa, sia pure timida, tra le notizie del mainstream.
Sembra che in una città dove si mangia riso giallo e dove si va per lavorare i giovani del piddì con la elle abbiano chiamato alla solidarietà nei confronti della Repubblica di Turchia. La stessa Repubblica che attende da vent'anni di essere ammessa nell'Unione Europea, che ad ogni campagna elettorale viene denigrata dagli "occidentalisti" proprio per la sua asserita "estraneità" all'Europa, ma molto più concretamente perché i timori che una forza lavoro molto più motivata, competente e preparata di quella peninsulare faccia giustamente strame dei buoni a nulla con la fronte bassa e il berretto all'incontrario che vegetano nelle periferie della penisola sono giustissimi e fondati.
Il piddì con la elle ha schierato fin dalla sua creazione un certo numero di individui dal passato (o anche dal presente) ingombrante, tirandoli letteralmente fuori dalle fogne di un estremismo di destra reso afasico -ed inutile- dal fatto che le formazioni "occidentaliste" hanno prima sdoganato e poi fatte proprie tutte le più deteriori istanze prodotte in sottoscala, pallonai, spogliatoi di palestra ed altre sentine in cui vanno a braccetto politicanza e piccoli favori. Questa gente ha fatto un po' di numero, ha abbaiato slogan a comando ed ha portato quel tanto di voti necessari a inchiavardarsi ad uno o più scranni; e nel "paese" dove si mangiano maccaruna c'a' pummarola, scurdàsse 'o passato è una pratica diffusa.
Tuttavia dovrebbero esserci dei limiti.
Chi scalda la poltrona che scalda grazie ai suffragi "occidentalisti", ignorando come e qualmente l'"occidentalismo" abbia costruito la propria fortuna elettorale sulla base di una propaganda forsennata e perentoria e sulla delegittimazione di qualunque istanza contraria ad essa -anche e soprattutto quelle dotate di un minimo di raziocinio- dovrebbe per lo meno avere il buon gusto di non far nuovamente proprie istanze gettate sdegnosamente alle ortiche da anni in nome di una presunta "presentabilità elettorale".
In altri termini, lo stato che occupa la penisola italiana è una realtà sociopolitica in cui il mainstream è costituito per intero da macchine da linciaggio, refrattarie alla realtà sempre di più per ogni giorno che passa.
I gazzettieri che traggono utili da questa situazione non si sono peritati, per lustri e lustri, di tacciare di terrorista anche chi si rendesse partecipe di uno scambio di gavettoni a fine anno scolastico, fornendo alla feccia obesa e mangiatrice di spaghetti che è uso definire "maggioranza silenziosa" il destro per scagnare in ogni sede in nome di una repressione talmente capillare e forsennata dall'aver disorientato in più di un caso la stessa gendarmeria, e per promuovere la blindatura di ogni aspetto dell'esistenza in nome di pericoli tanto inesistenti quanto asserviti al tornaconto di una "classe politica" perfettamente rappresentativa del suo elettorato di ingordi, viziati, piccini ed incompetenti.
Dopo l'innovativo esperimento di urbanistica radicale tentato a New York nel settembre 2001, il gazzettaio ha decretato una leva sionista obbligatoria tuttora in vigore. La questione palestinese è scomparsa dall'agenda dei partiti perché il semplice accostarvisi significava finire linciati da qualche giornalista, solitamente in preoccupante e repulsivo sovrappeso.
Chi scalda la poltrona che scalda grazie ai suffragi ottenuti dalla feccia obesa e mangiatrice di spaghetti di cui sopra (non ce ne vogliano i nostri ben più che ventiquattro lettori, non è colpa di chi scrive se nello stato che occupa la penisola italiana serpeggia un "nazionalismo" basato sulla Nutella e sulle fettuccine Alfredo, caso forse unico al mondo) faccia dunque tesoro dell'esempio di coerenza che riportiamo qui sotto. Perché è a propaganda come questa che deve per intero la propria fortuna politica, e sputare nel piatto da cui si è abbondantemente mangiato richiede come minimo un po' di discrezione.
Sembra che in una città dove si mangia riso giallo e dove si va per lavorare i giovani del piddì con la elle abbiano chiamato alla solidarietà nei confronti della Repubblica di Turchia. La stessa Repubblica che attende da vent'anni di essere ammessa nell'Unione Europea, che ad ogni campagna elettorale viene denigrata dagli "occidentalisti" proprio per la sua asserita "estraneità" all'Europa, ma molto più concretamente perché i timori che una forza lavoro molto più motivata, competente e preparata di quella peninsulare faccia giustamente strame dei buoni a nulla con la fronte bassa e il berretto all'incontrario che vegetano nelle periferie della penisola sono giustissimi e fondati.
Il piddì con la elle ha schierato fin dalla sua creazione un certo numero di individui dal passato (o anche dal presente) ingombrante, tirandoli letteralmente fuori dalle fogne di un estremismo di destra reso afasico -ed inutile- dal fatto che le formazioni "occidentaliste" hanno prima sdoganato e poi fatte proprie tutte le più deteriori istanze prodotte in sottoscala, pallonai, spogliatoi di palestra ed altre sentine in cui vanno a braccetto politicanza e piccoli favori. Questa gente ha fatto un po' di numero, ha abbaiato slogan a comando ed ha portato quel tanto di voti necessari a inchiavardarsi ad uno o più scranni; e nel "paese" dove si mangiano maccaruna c'a' pummarola, scurdàsse 'o passato è una pratica diffusa.
Tuttavia dovrebbero esserci dei limiti.
Chi scalda la poltrona che scalda grazie ai suffragi "occidentalisti", ignorando come e qualmente l'"occidentalismo" abbia costruito la propria fortuna elettorale sulla base di una propaganda forsennata e perentoria e sulla delegittimazione di qualunque istanza contraria ad essa -anche e soprattutto quelle dotate di un minimo di raziocinio- dovrebbe per lo meno avere il buon gusto di non far nuovamente proprie istanze gettate sdegnosamente alle ortiche da anni in nome di una presunta "presentabilità elettorale".
In altri termini, lo stato che occupa la penisola italiana è una realtà sociopolitica in cui il mainstream è costituito per intero da macchine da linciaggio, refrattarie alla realtà sempre di più per ogni giorno che passa.
I gazzettieri che traggono utili da questa situazione non si sono peritati, per lustri e lustri, di tacciare di terrorista anche chi si rendesse partecipe di uno scambio di gavettoni a fine anno scolastico, fornendo alla feccia obesa e mangiatrice di spaghetti che è uso definire "maggioranza silenziosa" il destro per scagnare in ogni sede in nome di una repressione talmente capillare e forsennata dall'aver disorientato in più di un caso la stessa gendarmeria, e per promuovere la blindatura di ogni aspetto dell'esistenza in nome di pericoli tanto inesistenti quanto asserviti al tornaconto di una "classe politica" perfettamente rappresentativa del suo elettorato di ingordi, viziati, piccini ed incompetenti.
Dopo l'innovativo esperimento di urbanistica radicale tentato a New York nel settembre 2001, il gazzettaio ha decretato una leva sionista obbligatoria tuttora in vigore. La questione palestinese è scomparsa dall'agenda dei partiti perché il semplice accostarvisi significava finire linciati da qualche giornalista, solitamente in preoccupante e repulsivo sovrappeso.
Chi scalda la poltrona che scalda grazie ai suffragi ottenuti dalla feccia obesa e mangiatrice di spaghetti di cui sopra (non ce ne vogliano i nostri ben più che ventiquattro lettori, non è colpa di chi scrive se nello stato che occupa la penisola italiana serpeggia un "nazionalismo" basato sulla Nutella e sulle fettuccine Alfredo, caso forse unico al mondo) faccia dunque tesoro dell'esempio di coerenza che riportiamo qui sotto. Perché è a propaganda come questa che deve per intero la propria fortuna politica, e sputare nel piatto da cui si è abbondantemente mangiato richiede come minimo un po' di discrezione.
martedì 27 aprile 2010
Giovanni Donzelli, Giovanni Gandolfo, Matteo Calì. Quando fare schifo è roba da professionisti
Descrizione dei nostri amici del Pdl a cura di un famoso blog:
Esistono realtà politiche infette e fracassone. Anzi, potremmo sostenere con buoni argomenti che l'essenza stessa della politicanza "occidentalista", nello stato che occupa la penisola italiana, è rappresentata dal profluvio di istanze infette e fracassone in cui una categoria autoreferenziale composta da buoni a nulla espulsi a legnate da ogni settore produttivo e da scarti di anticamera in cravatta si esibisce ogni giorno, emulando il piglio eroico dei demiurghi e nascondendo viltà e tornaconto dietro i paraventi del buon governo e dell'interesse generale.
Una di queste realtà è rappresentata dalla laida arena dell'"occidentalismo" fiorentino, uno scostante e sordido circo equestre di periferia dotato di una sola pista sporca in ogni senso, in cui sgomitano e si affannano soubrette dismesse, giocolieri monchi, canzonettiste scacciate, pianisti frenastenici ed altri scarti di avanspettacolo. Fuori da questo tendone per lo più disertato dalle folle, mantenuto fresco e stirato da vagonate di denaro, i nomi di Giovanni Donzelli, di Giovanni Gandolfo e di Matteo Calì non dicono nulla a nessuno, com'è giusto che sia.
Giovanni Donzelli, come abbiamo avuto modo di specificare varie volte ed in più sedi, è un diplomato.
Nonostante le caratteristiche essenziali di questo signore, che di mestiere fa il consigliere comunale a Firenze per conto del piddì con la elle, terminino qui, ce n'è più che abbastanza per emettere sul suo conto qualche giudizio tranciante.
Essere diplomati, in sé, non è certo un demerito. I demeriti cominciano quando, parcheggiati da oltre dieci anni all'Università degli Studi, si ha la sfrontatezza di tessere le lodi della meritocrazia. In dieci anni, se si ha la fortuna di potersi dedicare a tempo pieno agli studi e di vivere in una città universitaria, di lauree se ne conseguono due o anche tre, senza neanche profondervi chissà quale impegno.
La notte di sabato 9 gennaio un individuo con ogni evidenza affetto da disturbi del comportamento di portata imponente ha aggredito a freddo un attivista del Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud, ferendolo gravemente al collo e costringendo gli astanti a far intervenire un'ambulanza, che lo ha trasportato in codice rosso al pronto soccorso più vicino. Fin qui i fatti, sostenuti tra l'altro da una serie di articoli di gazzetta sorprendentemente obiettivi e privi di quei corollari demonizzanti che da vent'anni fanno da sfondo ad ogni notizia riguardi il centro sociale fiorentino che richiama artisti e frequentatori da ogni angolo d'Europa.
Su questi fatti Giovanni Donzelli, seguito a ruota dagli altri due, non ha fatto mancare un comunicato stampa scopertamente offensivo prima e ancora che inconsistente, secondo il quale la responsabilità politica dell'accaduto è dei politici fiorentini. Un po' come se noi addossassimo a Giovanni Donzelli, noto supporter delle "esportazioni di democrazia" caldeggiate dal suo "partito", la colpa di una strage di civili nel distretto di Kandahar. Fin qui niente di nuovo rispetto a quanto siamo andati sostenendo da sempre: lo sciacallaggio e la menzogna rappresentano l'essenza stessa di quella comunicazione politica "occidentalista" in cui Donzelli si crede particolarmente versato.
La novità che è interessante sottolineare in questo caso è rappresentata dal fatto che, com'è possibile notare scorrendo con attenzione il comunicato stampa, quanto accaduto fornisce al diplomato l'occasione per prendersi qualche miserabile vendetta contro chi ha avuto l'ardire di contraddire le sue ciarle continue che, perfino in sede di Consiglio comunale, devono nove volte su dieci cadere nel vuoto della condiscendente sopportazione degli astanti. Addossare responsabilità demenziali alla controparte politica è una pratica corrente di cui si è avuta prova qualche mese fa. Questo caso differisce essenzialmente perché la vittima, vuoi per l'età, vuoi per la scarsa fotogenicità, vuoi per il non essere una fanciulla in fiore di quelle che fanno sfracelli in materia di audience, esime il Donzelli anche dal dover fingere una qualsiasi vicinanza empatica ad essa.
Un episodio identico ma finito assai peggio si è verificato nello stesso quartiere la scorsa primavera, per giunta nel pieno della campagna elettorale. Purtroppo la nazionalità del colpevole non essendo tra quelle stigmatizzabili (si trattava di un extracomunitario nordamericano), né essendo il luogo del fatto tra quelli cui la si è giurata, il trio di legalisti d'accatto specificato in oggetto ha pensato bene di non scomporsi eccessivamente. Anche perché, come molti ricorderanno, la campagna elettorale fu condotta tenendo costantemente sotto i fari il palloniere Giovanni Galli e lasciando saggiamente in ombra tutti i comprimari, sulle cui competenze era meglio non dilungarsi troppo ed alle cui sparate era meglio porre un freno, pena il serio rischio di ulteriori emorragie di suffragi.
E' opinione corrente che il "centrodestra" fiorentino, schierando campioni del genere, sia ormai in grado di perdere le elezioni anche in assenza di un'eventuale controparte. La rettorica ciarlatoria di Giovanni Donzelli deve aver finito per irritare profondamente anche gli altri consiglieri, che hanno pensato bene di restituirgli la pariglia alla prima occasione utile, capitata per puro caso appena qualche ora dopo...
Esistono realtà politiche infette e fracassone. Anzi, potremmo sostenere con buoni argomenti che l'essenza stessa della politicanza "occidentalista", nello stato che occupa la penisola italiana, è rappresentata dal profluvio di istanze infette e fracassone in cui una categoria autoreferenziale composta da buoni a nulla espulsi a legnate da ogni settore produttivo e da scarti di anticamera in cravatta si esibisce ogni giorno, emulando il piglio eroico dei demiurghi e nascondendo viltà e tornaconto dietro i paraventi del buon governo e dell'interesse generale.
Una di queste realtà è rappresentata dalla laida arena dell'"occidentalismo" fiorentino, uno scostante e sordido circo equestre di periferia dotato di una sola pista sporca in ogni senso, in cui sgomitano e si affannano soubrette dismesse, giocolieri monchi, canzonettiste scacciate, pianisti frenastenici ed altri scarti di avanspettacolo. Fuori da questo tendone per lo più disertato dalle folle, mantenuto fresco e stirato da vagonate di denaro, i nomi di Giovanni Donzelli, di Giovanni Gandolfo e di Matteo Calì non dicono nulla a nessuno, com'è giusto che sia.
Giovanni Donzelli, come abbiamo avuto modo di specificare varie volte ed in più sedi, è un diplomato.
Nonostante le caratteristiche essenziali di questo signore, che di mestiere fa il consigliere comunale a Firenze per conto del piddì con la elle, terminino qui, ce n'è più che abbastanza per emettere sul suo conto qualche giudizio tranciante.
Essere diplomati, in sé, non è certo un demerito. I demeriti cominciano quando, parcheggiati da oltre dieci anni all'Università degli Studi, si ha la sfrontatezza di tessere le lodi della meritocrazia. In dieci anni, se si ha la fortuna di potersi dedicare a tempo pieno agli studi e di vivere in una città universitaria, di lauree se ne conseguono due o anche tre, senza neanche profondervi chissà quale impegno.
La notte di sabato 9 gennaio un individuo con ogni evidenza affetto da disturbi del comportamento di portata imponente ha aggredito a freddo un attivista del Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud, ferendolo gravemente al collo e costringendo gli astanti a far intervenire un'ambulanza, che lo ha trasportato in codice rosso al pronto soccorso più vicino. Fin qui i fatti, sostenuti tra l'altro da una serie di articoli di gazzetta sorprendentemente obiettivi e privi di quei corollari demonizzanti che da vent'anni fanno da sfondo ad ogni notizia riguardi il centro sociale fiorentino che richiama artisti e frequentatori da ogni angolo d'Europa.
Su questi fatti Giovanni Donzelli, seguito a ruota dagli altri due, non ha fatto mancare un comunicato stampa scopertamente offensivo prima e ancora che inconsistente, secondo il quale la responsabilità politica dell'accaduto è dei politici fiorentini. Un po' come se noi addossassimo a Giovanni Donzelli, noto supporter delle "esportazioni di democrazia" caldeggiate dal suo "partito", la colpa di una strage di civili nel distretto di Kandahar. Fin qui niente di nuovo rispetto a quanto siamo andati sostenendo da sempre: lo sciacallaggio e la menzogna rappresentano l'essenza stessa di quella comunicazione politica "occidentalista" in cui Donzelli si crede particolarmente versato.
La novità che è interessante sottolineare in questo caso è rappresentata dal fatto che, com'è possibile notare scorrendo con attenzione il comunicato stampa, quanto accaduto fornisce al diplomato l'occasione per prendersi qualche miserabile vendetta contro chi ha avuto l'ardire di contraddire le sue ciarle continue che, perfino in sede di Consiglio comunale, devono nove volte su dieci cadere nel vuoto della condiscendente sopportazione degli astanti. Addossare responsabilità demenziali alla controparte politica è una pratica corrente di cui si è avuta prova qualche mese fa. Questo caso differisce essenzialmente perché la vittima, vuoi per l'età, vuoi per la scarsa fotogenicità, vuoi per il non essere una fanciulla in fiore di quelle che fanno sfracelli in materia di audience, esime il Donzelli anche dal dover fingere una qualsiasi vicinanza empatica ad essa.
Un episodio identico ma finito assai peggio si è verificato nello stesso quartiere la scorsa primavera, per giunta nel pieno della campagna elettorale. Purtroppo la nazionalità del colpevole non essendo tra quelle stigmatizzabili (si trattava di un extracomunitario nordamericano), né essendo il luogo del fatto tra quelli cui la si è giurata, il trio di legalisti d'accatto specificato in oggetto ha pensato bene di non scomporsi eccessivamente. Anche perché, come molti ricorderanno, la campagna elettorale fu condotta tenendo costantemente sotto i fari il palloniere Giovanni Galli e lasciando saggiamente in ombra tutti i comprimari, sulle cui competenze era meglio non dilungarsi troppo ed alle cui sparate era meglio porre un freno, pena il serio rischio di ulteriori emorragie di suffragi.
E' opinione corrente che il "centrodestra" fiorentino, schierando campioni del genere, sia ormai in grado di perdere le elezioni anche in assenza di un'eventuale controparte. La rettorica ciarlatoria di Giovanni Donzelli deve aver finito per irritare profondamente anche gli altri consiglieri, che hanno pensato bene di restituirgli la pariglia alla prima occasione utile, capitata per puro caso appena qualche ora dopo...
Francesco Torselli e i relitti della storia
Come viene visto i'Torse da un comune cittadino:
Francesco Torselli è un consigliere comunale fiorentino in quota piddì con la elle, noto ai nostri lettori per la passione che coltiva per Corneliu Zelea Codreanu. Il Capitano, a sentir lui, sarebbe un "punto di riferimento comunitario" di cui i giovani, in una Firenze contemporanea che nemmeno la più etilica delle fantasie potrebbe paragonare alla provincia rumena degli anni '30, non dovrebbero assolutamente fare a meno.
Codreanu è stato un attivista politico intriso del più forsennato antisemitismo e leader di un'organizzazione giovanile in cui si insegnava ai ragazzini ad andare a farsi ammazzare cantando inni nazionalisti.
In un contesto sociale normale, basi di partenza come queste consiglierebbero una certa circospezione nella scelta dei vocaboli con cui apostrofare gli avversari politici. Ma quello dello stato che occupa la penisola italiana, e soprattutto delle sue greppie e dei suoi baracconi travestiti da "istituzioni", tutto è tranne che un contesto sociale normale.
Sorvolando bellamente sui suoi ingombrantissimi referenti culturali e sulle sue più che opinabili competenze in campo storico e storiografico, Francesco Torselli lamenta, in un piagnucoloso comunicato, la scarsa attenzione che a suo dire le istituzioni fiorentine e i loro rappresentanti hanno avuto per il ventesimo anniversario di quell'abbattimento del muro di Berlino che segnò l'inizio della fine per la Repubblica Democratica Tedesca.
Da qualche anno il piddì con la elle ha la spudoratezza di commemorare la cosa in modo abbastanza coreografico, con l'abbattimento di muri in polistirolo realizzati da signore attempate ed altre manifestazioni del genere. Spudoratezza, e peggio che spudoratezza, perché simili "celebrazioni" vengono messe in atto da una forza politica che ha fatto proprie tutte le armi propagandistiche, dal linciaggio a mezzo stampa alla psichizzazione a tutte le forme conosciute di delegittimazione degli avversari politici, teoricamente patrimonio di quei regimi totalitari che a parole afferma di detestare tanto. Al muro di Berlino si sono sostituiti quello di Tijuana, quello sionista, le mille erigende mura di mille e mille lager e galere ovvio e predestinato ricettacolo dei troppi ardimentosi che avessero a prendere troppo sul serio il crollo delle frontiere. Ma le galere sono solo a Tehran: quelle peninsulari, quelle europee, l'arcipelago di gulag privati degli Stati Uniti d'AmeriKKKA sono "centri di identificazione", "centri di permanenza temporanea" , correctional centers e via ingannando. Le guerre "occidentaliste" non sono guerre: sono esportazioni di democrazia. Le carceri? "Hotel a cinque stelle", secondo una retorica da gazzettieri sifilitici che non spiega come mai, se davvero vi si conduce un'esistenza tanto dorata, i politicanti peninsulari incappati in storie di prugna e cocaina, in tresche bancarottiere e peggio, fanno letteralmente carte false pur di non passarvi neppure un'ora.
Celebrare la caduta del Muro in simili condizioni non significa certo celebrare una "libertà" riservata ad un ceto medio globalizzato sempre meno numeroso e sempre più a rischio di impoverimento, ma la fine di ogni ostacolo che si contrapponesse tra la logica del capitale ed il trionfo di ingiustizie sociali che ne hanno accompagnato lo scatenamento planetario. Una celebrazione che può stare a cuore soltanto a chi ha la presunzione, più che la certezza, di avere sempre e comunque il coltello dalla parte del manico.
Con la solita incoerenza che i politicanti "occidentalisti" riescono infallibilmente a trasformare in pane, Francesco Torselli ha saputo far convivere come se nulla fosse il suo interesse per il nazionalismo rumeno con la militanza in una formazione politica che in occasione delle elezioni del 2008 ha inscenato una mostruosa ed asfissiante campagna di denigrazione del popolo rumeno nella sua interezza, arrivata al punto tale da costringere la Repubblica di Romania a mettere in piedi una controcampagna che ponesse qualche limite a tanto scagnare.
Uno dei punti più interessanti del comunicato è quello in cui Francesco Torselli, "uomo d'azione" sui manifestini di Casaggì, "futurista" tutto d'un pezzo e via enunciando per tutta una serie di maschere sicuramente poco compatibili con firme, scartoffie e permessi (si può capirlo: lo stesso Codreanu della legge e dell'ordine aveva dei concetti tutti particolari), veste i panni del legalista d'accatto e statuisce la bontà delle sue "iniziative autorizzate" contro la malvagità metafisica di quelle messe in atto da una controparte politica -che non ha certo tempo da buttare per baloccarsi con muri di cartapesta-, della quale fa finta di non sapere assolutamente niente: una massa indistinta di Nemici del patrio bene. Peccato che essi nemici il Torselli li abbia copiati praticamente in tutto, perfino nella vieta imitazione di centro sociale sorta da qualche anno in via Maruffi, con quell'arte satanica di mimesi tipica da sempre dei fascisti di tutte le sottospecie.
In chiusura, Francesco stigmatizza "i disturbi e disagi creati ad hoc da qualche decina di attaccabrighe, relitti della storia, che non hanno altri modi più intelligenti e costruttivi per passare le proprie giornate".
Della schiera degli attaccabrighe suddetti facciamo parte da oltre quindici anni senza mai aver avuto la soddisfazione che qualche micropolitico venisse a dirci in faccia quello che affida -presumendo chissà quale impunità- alle penne della vastissima schiera di servi gazzettieri a disposizione; le giornate le passiamo lavorando dieci ore al giorno e cinque giorni su sette fuori dalla provincia di residenza, e da questa occupazione otteniamo emolumenti sensibilmente inferiori a quelli che lo scaldare una poltrona riserva a tutti i Torselli della penisola italiana. Sarebbe interessante sapere se, oltre ad un approccio alla categorizzazione del reale situato nel continuum che sta tra il fantasioso e il discutibile, la politica "occidentalista" richiede ai propri mestieranti anche qualche competenza degna di questo nome.
Abbiamo sincero motivo di dubitarne.
Francesco Torselli è un consigliere comunale fiorentino in quota piddì con la elle, noto ai nostri lettori per la passione che coltiva per Corneliu Zelea Codreanu. Il Capitano, a sentir lui, sarebbe un "punto di riferimento comunitario" di cui i giovani, in una Firenze contemporanea che nemmeno la più etilica delle fantasie potrebbe paragonare alla provincia rumena degli anni '30, non dovrebbero assolutamente fare a meno.
Codreanu è stato un attivista politico intriso del più forsennato antisemitismo e leader di un'organizzazione giovanile in cui si insegnava ai ragazzini ad andare a farsi ammazzare cantando inni nazionalisti.
In un contesto sociale normale, basi di partenza come queste consiglierebbero una certa circospezione nella scelta dei vocaboli con cui apostrofare gli avversari politici. Ma quello dello stato che occupa la penisola italiana, e soprattutto delle sue greppie e dei suoi baracconi travestiti da "istituzioni", tutto è tranne che un contesto sociale normale.
Sorvolando bellamente sui suoi ingombrantissimi referenti culturali e sulle sue più che opinabili competenze in campo storico e storiografico, Francesco Torselli lamenta, in un piagnucoloso comunicato, la scarsa attenzione che a suo dire le istituzioni fiorentine e i loro rappresentanti hanno avuto per il ventesimo anniversario di quell'abbattimento del muro di Berlino che segnò l'inizio della fine per la Repubblica Democratica Tedesca.
Da qualche anno il piddì con la elle ha la spudoratezza di commemorare la cosa in modo abbastanza coreografico, con l'abbattimento di muri in polistirolo realizzati da signore attempate ed altre manifestazioni del genere. Spudoratezza, e peggio che spudoratezza, perché simili "celebrazioni" vengono messe in atto da una forza politica che ha fatto proprie tutte le armi propagandistiche, dal linciaggio a mezzo stampa alla psichizzazione a tutte le forme conosciute di delegittimazione degli avversari politici, teoricamente patrimonio di quei regimi totalitari che a parole afferma di detestare tanto. Al muro di Berlino si sono sostituiti quello di Tijuana, quello sionista, le mille erigende mura di mille e mille lager e galere ovvio e predestinato ricettacolo dei troppi ardimentosi che avessero a prendere troppo sul serio il crollo delle frontiere. Ma le galere sono solo a Tehran: quelle peninsulari, quelle europee, l'arcipelago di gulag privati degli Stati Uniti d'AmeriKKKA sono "centri di identificazione", "centri di permanenza temporanea" , correctional centers e via ingannando. Le guerre "occidentaliste" non sono guerre: sono esportazioni di democrazia. Le carceri? "Hotel a cinque stelle", secondo una retorica da gazzettieri sifilitici che non spiega come mai, se davvero vi si conduce un'esistenza tanto dorata, i politicanti peninsulari incappati in storie di prugna e cocaina, in tresche bancarottiere e peggio, fanno letteralmente carte false pur di non passarvi neppure un'ora.
Celebrare la caduta del Muro in simili condizioni non significa certo celebrare una "libertà" riservata ad un ceto medio globalizzato sempre meno numeroso e sempre più a rischio di impoverimento, ma la fine di ogni ostacolo che si contrapponesse tra la logica del capitale ed il trionfo di ingiustizie sociali che ne hanno accompagnato lo scatenamento planetario. Una celebrazione che può stare a cuore soltanto a chi ha la presunzione, più che la certezza, di avere sempre e comunque il coltello dalla parte del manico.
Con la solita incoerenza che i politicanti "occidentalisti" riescono infallibilmente a trasformare in pane, Francesco Torselli ha saputo far convivere come se nulla fosse il suo interesse per il nazionalismo rumeno con la militanza in una formazione politica che in occasione delle elezioni del 2008 ha inscenato una mostruosa ed asfissiante campagna di denigrazione del popolo rumeno nella sua interezza, arrivata al punto tale da costringere la Repubblica di Romania a mettere in piedi una controcampagna che ponesse qualche limite a tanto scagnare.
Uno dei punti più interessanti del comunicato è quello in cui Francesco Torselli, "uomo d'azione" sui manifestini di Casaggì, "futurista" tutto d'un pezzo e via enunciando per tutta una serie di maschere sicuramente poco compatibili con firme, scartoffie e permessi (si può capirlo: lo stesso Codreanu della legge e dell'ordine aveva dei concetti tutti particolari), veste i panni del legalista d'accatto e statuisce la bontà delle sue "iniziative autorizzate" contro la malvagità metafisica di quelle messe in atto da una controparte politica -che non ha certo tempo da buttare per baloccarsi con muri di cartapesta-, della quale fa finta di non sapere assolutamente niente: una massa indistinta di Nemici del patrio bene. Peccato che essi nemici il Torselli li abbia copiati praticamente in tutto, perfino nella vieta imitazione di centro sociale sorta da qualche anno in via Maruffi, con quell'arte satanica di mimesi tipica da sempre dei fascisti di tutte le sottospecie.
In chiusura, Francesco stigmatizza "i disturbi e disagi creati ad hoc da qualche decina di attaccabrighe, relitti della storia, che non hanno altri modi più intelligenti e costruttivi per passare le proprie giornate".
Della schiera degli attaccabrighe suddetti facciamo parte da oltre quindici anni senza mai aver avuto la soddisfazione che qualche micropolitico venisse a dirci in faccia quello che affida -presumendo chissà quale impunità- alle penne della vastissima schiera di servi gazzettieri a disposizione; le giornate le passiamo lavorando dieci ore al giorno e cinque giorni su sette fuori dalla provincia di residenza, e da questa occupazione otteniamo emolumenti sensibilmente inferiori a quelli che lo scaldare una poltrona riserva a tutti i Torselli della penisola italiana. Sarebbe interessante sapere se, oltre ad un approccio alla categorizzazione del reale situato nel continuum che sta tra il fantasioso e il discutibile, la politica "occidentalista" richiede ai propri mestieranti anche qualche competenza degna di questo nome.
Abbiamo sincero motivo di dubitarne.
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